di Tommaso Vicarelli

Sabato 12 maggio mi sono imbattuto in uno dei sermoni che Gramellini è solito fare ogni sabato sera su RAI 3, tema di questa puntata era la classica storia dello studente meritevole italiano il quale, pur essendo poliglotta e bravo, trova solo ambienti di lavoro ostili e sottopagati.

Ora bisogna fare due premesse: sono vicino allo studente in quanto io stesso sono studente e più di una volta mi sono imbattuto con un mondo del lavoro che in Italia, a causa forse degli italiani stessi, è uscito dai canoni del buonsenso per entrare in quelli della schizofrenia totale; detto ciò va fatto un po’ di ordine!

Innanzitutto quando si parla di estero si intendono solo le plutocrazie del Nord Europa o quelle facenti parte del mondo anglosassone, escludendo di fatto la restante parte del mondo. Bisogna ammettere che probabilmente un profilo come quello del tale di cui Gramellini parlava potrebbe essere maggiormente valorizzato all’estero rispetto al contesto italiano, ma in entrambi i casi sfruttato era in Italia e sfruttato rimarrà a Londra piuttosto che ad Amsterdam o Bruxelles; ma iniziamo a sfatare dei miti.

L’Italia è sempre stato, e lo è tuttora, un Paese dalle molteplici differenziazioni in ambito agricolo, economico, industriale, sociale, culturale, politico e storico. Queste differenze hanno fatto del nostro Paese una culla della civiltà ma ahimè, dopo il secondo conflitto mondiale, il volere dei vinti ha prevalso ed ha fatto dell’Italia un laboratorio a cielo aperto. Questa volontà con il tempo ha abbandonato la tematica della lotta antifascista per poi assumere le vesti del modello neoliberale.

Il neoliberalismo è forse uno dei concetti più complicati da trattare ed allo stesso tempo rappresenta un tabù parlarne poiché non è altro che la dittatura invisibile di matrice anglosassone che il sistema ha imposto sopra le nostre teste. Tuttavia, volendo riassumere in poche parole un concetto così vasto, potremmo affermare che per neoliberalismo si intende lo smantellamento forzato di ogni forma di welfare statale per mezzo di ogni strumento a disposizione degli agenti privati.

È chiaro che il neoliberalismo, venendo dall’altra sponda della Manica e dell’Atlantico, ha trovato terreno fertile in quei paesi dell’Europa centrale e settentrionale che condividono un passato comune con USA e UK mentre ha attecchito in maniera distorta e disorganica nell’Europa meridionale, che storicamente fondava le sue basi sul modus vivendi cattolico e non certo su quello individualista del mondo protestante.

Pertanto la vittima non è tanto quel ragazzo del quale parlavano su RAI 3, ma l’Italia intera, ed i suoi carnefici sono coloro i quali hanno imposto nel nostro Paese pratiche totalmente improntate alla privatizzazione rampante in pieno stile anglosassone.

Seconda considerazione: a quale prezzo l’ultracompetitivo mondo del lavoro britannico come quello scandinavo, tedesco, nordamericano o canadese assorbe questi giovani talenti nostrani in fuga? Al costo di salatissimi master, specializzazioni o internship che pesano sulle tasche delle famiglie, strumenti attraverso i quali viene di fatto applicata una linea di demarcazione forte: chi se lo può permettere si sistema professionalmente parlando, gli altri NO! Pertanto la mia domanda è: dov’è finita la tanto meritocratica “realtà estera” quando coloro che possono permettersi certe specializzazioni (simili a comode scorciatoie verso il primo impiego retribuito) sono solo i figli dei benestanti?

Terza ed ultima considerazione: Gramellini critica l’Italia ma sorvola su un fatto che è sotto gli occhi di tutti, e cioè che l’attuale situazione di crisi e decadenza non è frutto solamente di dinamiche perverse endogene nella nostra società ma dipende principalmente dall’adozione forzata di pratiche economiche privatistiche angloamericane importate in maniera coatta nel nostro Paese. L’imposizione delle norme neoliberali non ha fatto altro che aggravare ulteriormente una situazione nazionale già sull’orlo di una crisi di nervi a causa di decenni trascorsi all’interno di unioni liberticide quali UE e NATO. Pertanto è buffo vedere questo campione di RAI 3 criticare così tanto l’Italia ed elogiare UK ed USA che, per converso, figurano proprio tra i carnefici del nostro Stato Sociale.

Pare che il giornalista si schieri contro il sistema anche se in realtà sta criticando solo una parte di esso e non il tutto, in quanto lui stesso ne è inconsapevolmente o meno un frutto. Criticare la vittima e non il carnefice, difendere i falsi valori meritocratici dei curriculum vitae pieni di master, specializzazioni e internship quando possono permettersi queste cose solamente i figli dei benestanti, sono due esempi che spiegano quanto incongruenti siano le tesi che certi campioni del perbenismo benpensante sono soliti promuovere.

D’altronde come si può essere contro gli effetti negativi del neoliberalismo quando ci si schiera in prima fila per incentivare e non bloccare i flussi incontrollati di popolazioni africane? Si cerca di camuffare queste migrazioni guidate utilizzando appellativi quali: asylum seekers, rifugiati politici, migranti economici quando ahimè non sono altro che i nuovi schiavi del nostro secolo, il tutto con il beneplacito delle multinazionali statunitensi e delle ONG londinesi, olandesi o tedesche. Quelle stesse ONG che, nel nome di falsi miti liberticidi, hanno già frantumato concetti base quali famiglia, radici culturali, storiche, religiose e si apprestano a togliere di mezzo definitivamente la sovranità monetaria, popolare e politica in largo ed in lungo per tutta l’Unione Europea.