di Tommaso Vicarelli

Lunedì sera é andata in onda la puntata di Atlantide sulla piaga del terrorismo islamico raccontata dal Ministro degli Interni Marco Minniti il quale ha rilasciato una intervista esclusiva al giornalista di LA 7 Andrea Purgatori.

 
Benché la puntata ruotasse attorno all’intervista con il Ministro degli Interni, era intervallata da un documentario statunitense nel quale emergeva il “mea culpa” dei funzionari CIA che avevano lavorato alla pianificazione della seconda invasione dell’Iraq avvenuta nel 2003.
 
Minniti sembra molto sicuro di sé nel delineare da “professorino rodato” le ragioni storiche e le responsabilità della nascita di un nemico pericoloso come lo Stato Islamico. Tuttavia all’orizzonte si intravede la possibilità che a distanza di un decennio e poco più, qualche media americano mandi in onda un altro documentario nel quale emergano le verità parziali che stanno alla base dell’ISIS, informazioni che potrebbero entrare in contrasto con quanto affermato dal nostro ministro.
Innanzitutto preme farvi notare un paio di cose; è possibile che la coalizione militare più potente del mondo, la NATO, nella quale militano, oltre alla superpotenza statunitense che di fatto ne è stata la promotrice, altri due Paesi che militarmente, politicamente ed economicamente sono tra i più influenti del mondo (FRANCIA e UK) non siano stati in grado di eliminare alla radice un nemico molto meno equipaggiato ed organizzato rispetto ai potentissimi eserciti di queste tre nazioni come l’ISIS? Se avessimo inoltre considerato anche il potenziale bellico a disposizione degli altri 26 membri che compongono la coalizione capite bene che non ci sarebbe stata storia.
Inoltre in un momento storico nel quale anche i più scettici stanno iniziando ad allinearsi alle ipotesi di coloro i quali affermano che, dietro il finanziamento ai gruppi terroristici islamici, ci siano i soldi provenienti dai ricchi emirati della Penisola Araba; perché allora le potenze Occidentali, le quali sono state colpite al cuore da questi “macellai del terrore”, non hanno tagliato o almeno raffreddato sensibilmente i rapporti diplomatici con Qatar ed Arabia Saudita? La risposta è tanto semplice quanto terrificante al solo pensiero, i poteri forti delle democrazie occidentali sono collusi con i leader dell’islam sunnita di Arabia Saudita, Turchia e Qatar. 
Questo spiega il perché invece di supportare militarmente la coalizione formata da Mosca, Damasco e Teheran, in opposizione allo Stato Islamico tra Siria ed Iraq, questa non  abbia ricevuto aiuto militare da parte dell’Occidente, ma al contrario sia stata osteggiata per mano dei gruppi ribelli, affiliati tra l’altro all’ISIS, in ottica anti Assad. Far cadere il governo legittimo in Siria e rendere questa nazione un buco nero alla stregua della Libia post Gheddafi era il piano voluto dalle élite del mondo Occidentale preso nel suo significato più ampio. Di fatti l’instabilità in quelle zone gioca a loro favore, senza ordine possono insediarsi in quei territori e ricreare delle enclavi seguendo il modello contemporaneo di neo-colonialismo. 
La Russia, assieme a Siria e Iran, rappresenta l’unica superpotenza europea che ha portato a termine non solo una politica vincente in Medio Oriente, ma la sola a farlo nel nome del buon senso e del raziocinio dato che equipaggiare islamisti esaltati come fanno UK ed USA, non è certo il modo migliore per insediarsi in un territorio, ma al contrario rappresenta un’arma a doppio taglio pronta ritorcersi contro. 
Ma ciò che ha veramente catturato la mia attenzione, ed allo stesso tempo preoccupato, è stato il secondo pilastro attorna al quale ruotavano le dichiarazioni del ministro Minniti; egli metteva in guardia da una possibile nuova ondata di violenti attacchi terroristici. Capisco bene come un attore violento e subdolo come l’ISIS possa essere l’arma ideale per creare del caos in quei Paesi che ancora non si sono prostrati al volere degli USA, ma l’asse Mosca – Damasco – Teheran ha vinto; lo Stato Islamico ha perso le sue roccaforti, quello che in quanto europei dovremmo chiedere alle nostre élite (UE e NATO) è almeno quello di sradicare alla radice il possibile verificarsi di nuove ondate terroristiche in Europa.
E invece NO! Questo non è possibile, un po’di buon senso andrebbe in contrasto con le “non politiche” suicide del blocco NATO. La classe dei lavoratori europei oltre alla qualità della vita che sta progressivamente perdendo ogni diritto sui servizi offerti dal sistema dello Stato Sociale, sta perdendo il proprio diritto alla vita. Non è una esagerazione, ma è la cruda realtà; se Minniti va in TV a dichiarare che noi italiani dovremmo accettare l’idea di attacchi terroristici non solo in UE, ma anche nel nostro Paese, è perché si vuole costruire la percezione di uno stato in perenne tensione ed insicurezza.
Non potendo più far affidamento su livelli di sicurezza standard all’interno dei nostri stessi confini nazionali, saremmo disposti a far a meno della privacy nel nome di concetti quali sicurezza e prevenzione; concetti che esistono sulla carta, ma poi non applicati dalle nostre autorità e forze dell’ordine. 
Se è vero che i nostri servizi segreti sono tanto efficienti, eroici ed organizzati da aver bloccato ogni probabile attacco terroristico nel nostro Paese, per quale motivo se ora abbiamo un rischio così alto nelle nostre città e nei nostri centri storici essi non iniziano una caccia silenziosa contro qualsiasi “lupo solitario” o “foreign fighters” ritornato dai teatri di guerra? Se molti di questi foreign fighters o possibili terroristi sono sui barconi diretti verso le nostre coste, perché le nostre autorità e forze dell’ordine piuttosto che tartassare i cittadini italiani non bloccano sul nascere questo scellerato fenomeno? 
Dopo aver sollevato dei leciti dubbi vi lascio con un video del giornalista Maurizio Blondet nel quale viene analizzato l’attacco terroristico al giornale satirico Charlie Hebdo del gennaio del 2015. Blondet sostiene la plausibile ipotesi che i due attentatori, i fratelli Kouachi, siano in realtà degli asset dei servizi segreti francesi; ciò di fatto capovolge tutto ciò che siamo soliti pensare in merito all’idea di Stato e di forze dell’ordine in un contesto storico nel quale le forze del male stanno ahimè prevalendo su quelle del bene.