di Tommaso Vicarelli

Esattamente come il Manzoni fece fare a Don Abbondio nel celebre paragrafo del matrimonio segreto nei Promessi Sposi, l’intimorito prete per smarcarsi dall’insistente Renzo che voleva a tutti i costi la mano di Lucia, iniziò a proferiri parola in latino di modo tale da guadagnare del tempo, distogliere l’attenzione e mandare all’aria il tentativo di matrimonio, cosa che per altro riuscì a compiere.

Ebbene molti bocconiani e professori che spesso e sovente sono invitati nei salotti televisivi agiscono alla Don Abbondio. Tendono a rendere qualsiasi discorso in materia economica molto complesso all’ascoltatore di modo che il dibattitito si articoli tra gli ospiti e non coinvolga il grande pubblico.

Tecnica nota già da tempo al Manzoni il quale fece emergere un altro atteggiamento tipico della classa politica e dirigenziale sia della sua epoca così come della nostra, almeno fino all’insediamento del nuovo governo che sembra promettere bene! Ovverosia l’atteggiamento timoroso e riverente che Don Abbondio mostra nei confronti di Don Rodrigo, il signorotto spagnolo e pertanto straniero. Lo stesso identico comportamento che l’autore notava, ed indirettamente denunciava, dei suoi contemporanei nei confronti dei dominatori austro-ungarici. Pertanto non fece altro che inserire nel personaggio del parroco intimorito di campagna, la trasfigurazione della stessa sottomissione nei confronti dello straniero che lui vedeva fra i suoi contemporanei e che noi rivediamo nel modus facendi e pensandi della nostra classe dirigenziale europeista che è sempre prona a chiedere perdono ai burocrati UE così come ai Soros di turno.

In realtà la contabilità nazionale si regge su regole molto logiche e razionali, facilmente comprensibili se divulgate con chiarezza. Qui proviamo a dare alcune chiarificazioni di Politica Economica.

Innanzitutto per Politica Economica si intendono tutte quelle decisioni che comprendono la Politica di Bilancio, la Politica Monetaria (tutto ciò che concerne la gestione della valuta nazionale, emissione e non) e quella Fiscale (entrate in imposte fiscale ed uscite in trafsrimenti) che i Policymakers; Governo, Banca Centrale, Ministero del Tesoro, possono attuare per dar vita a misure espansive della Spesa Pubblica o restrittive.

Come recita giustamente la fonte Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Bilancio_dello_Stato); “per bilancio dello Stato o bilancio pubblico si intende: “un documento di contabilità di Stato che indica le entrate (imposizione fiscale, tasse e redditi derivanti di giochi pubblici (lotterie, gioco d’azzardo ecc…), concessioni ecc…) e le uscite dell’amministrazione”. lnvece il Saldo Primario non è altro che il risultato della differenza annuale tra le ENTRATE TOTALI e le USCITE TOTALI.

Detto ciò è facile comprendere che le opzioni sulla base di quanto appenda detto fin qui possono essere tre:

  • Avanzo primario: saldo positivo tra entrate e uscite;
  • Deficit pubblico: disavanzo o saldo negativo tra entrate e uscite al netto degli interessi sul debito pubblico (es. disavanzo primario) oppure con essi inclusi con ricorso quindi ad indebitamento (vedi Debito pubblico);
  • Pareggio di bilancio: saldo in pareggio tra entrate e uscite.

Come riporta un interessante articolo del blog specializzato in economia (https://scenarieconomici.it/), in un articolo datato al 16 aprile 2017 (https://scenarieconomici.it/evoluzione-del-saldo-primario-italiano/) viene riportata la serie storica del Saldo Primario Italiano dal 1992 ad oggi.

Emerge con grandissima sorpresa che dal 1992 ad oggi, con la sola eccezione del 2009 (anno nel quale si registrò del disavanzo dello -0.9%) ed ad eccezione del 2010 (anno nel quale si registrò un pareggio di bilancio), l’Italia ha fatto registrare sempre AVANZI considerevoli nella bilancia dello Stato.

Questa la serie storica dal 1992 al 2016della bilancia dello Stato:

anno 1992 – saldo primario +1.9% AVANZO
anno 1993 – saldo primario +2.1% AVANZO
anno 1994 – saldo primario +1.5% AVANZO
anno 1995 – saldo primario +3.9% AVANZO
anno 1996 – saldo primario +4.4% AVANZO
anno 1997 – saldo primario +6.2% AVANZO
anno 1998 – saldo primario +4.8% AVANZO
anno 1999 – saldo primario +4.6% AVANZO
anno 2000 – saldo primario +4.8% AVANZO
anno 2001 – saldo primario +2.7% AVANZO
anno 2002 – saldo primario +2.4% AVANZO
anno 2003 – saldo primario +1.6% AVANZO
anno 2004 – saldo primario + 1% AVANZO
anno 2005 – saldo primario +0.3% AVANZO
anno 2006 – saldo primario +0.9% AVANZO
anno 2007 – saldo primario +3.2% AVANZO
anno 2008 – saldo primario + 2.2% AVANZO
anno 2009 – saldo primario -0.9% DISAVANZO (grazie a DIO!)
anno 2010 – saldo primario 0.0% PAREGGIO
anno 2011 – saldo primario +1.2% AVANZO
anno 2012 – saldo primario +2.2% AVANZO
anno 2013 – saldo primario +2.0% AVANZO
anno 2014 – saldo primario +2.2% AVANZO
anno 2015 – saldo primario +2.0% AVANZO
anno 2016 – saldo primario +1.5% AVANZO

L’unico fattore che ha pesato sulla nomea del nostro Paese con la solita e tristemente nota formula del debito pubblico è stato il debito pubblico accumulato negli anni in particolar modo quelli della grande crescita dagli anni 60 a fine anni 80. Stando ai dati del 2017 il rapporto DEBITO/PIL in Italia sarebbe schizzato al 131,80% andando a più che raddoppiare i parametri stabiliti nel Patto Stabiltà e Crescita del 1997 il quale prevedeva un rapporto Debito/PIL del 60%. Questo significa che ogni disavanzo primario, o debito corrente annuale, derivante dalla differenza ENTRATE TOT. – USCITE TOT. andrebbe a sommarsi al DEBITO TOT. accumulato nei decenni passati. Per converso invece ogni AVANZO PRIMARIO andrebbe ad erodere un pezzettino di questo DEBITO TOT. accumulato nelle decadi passate.

Ma il debito pubblico, che spesso viene utilizzato dai media per terrorizzare la popolazione, in realtà non dovrebbe spaventare i cittadini poichè rappresenta la loro ricchezza e non la loro gogna, anzi per assurdo rappresenta proprio uno di quei “key factors” utili per dare una spinta considerevole all’incremento del PIL nazionale e Pro Capite.

In effetti dando uno sguardo alla storia si scopre che gli Stati non sono mai cresciuti senza fare del sano debito pubblico. Questo perchè il debito pubblico si traduce in nuovi posti di lavoro per gli statali, incentivi agli imprenditori, alle infrastrutture, ai trasporti, ai servizi dei cettidani, al Welfare State, ed è per questo che deve essere visto come un volano per la popolazione e non un macigno.

Come magistralmente afferma Maurizio Gustinicchi, l’autore dell’articolo che ho utilizzato come fonte;

1) IL DEFICIT E’ LA RICCHEZZA DELLO STATO,
2) IL PAREGGIO LA MORTE DELLO STATO
3) L’AVANZO PRIMARIO IL FUNERALE DELLO STATO
4) IL DEBITO PUBBLICO LA RICCHEZZA DEI CITTADINI

L’austerità è la regina dei mali del nostro Paese, dobbiamo rialzare la testa d’innanzi elle imposizioni dei burocrati UE!