di Andrea Broccoletti

Se c’è un nome che, fin da subito, divide anziché unire è, senza dubbio, quello di Bettino Craxi; divide in maniera netta i detrattori e gli estimatori di quello che fu il primo socialista a ricoprire, in Italia, la carica di presidente del consiglio. La singolarità del suo personaggio politico non risiede unicamente in quella inconfondibile e carismatica dote oratoria, riscontrabile in qualsiasi intervento pubblico, ma anche in quella singolare e profetica capacità di analisi. Considerato da alcuni come uno dei più grandi statisti della storia repubblicana italiana, Craxi è ricordato anche per essere stato l’ultimo difensore dell’interesse nazionale del nostro paese. Seppur la sua figura viene riproposta, in particolare, per l’episodio del lancio di monetine subito all’uscita dell’Hotel Raphael, in piena era Tangentopoli, in pochi ricorderanno come, prima di chiunque altro e fuori da ogni logica dominante, anticipò, profeticamente, come di lì a poco, due grandi problemi del nostro tempo come immigrazione ed integrazione europea, avrebbero dominato lo scenario politico e mediatico futuro. Craxi, già nella prima metà degli anni ‘90, a proposito dell’Unione Europea, raccontava come, nella migliore delle ipotesi, essa avrebbe potuto rappresentare un limbo (al contrario del “pubblicizzato” paradiso) invocando una necessaria rinegoziazione dei parametri del Trattato di Maastricht il quale, tra i vari punti, ha sancito l’unificazione monetaria europea con quello che poi è stato l’ingresso della moneta unica, l’Euro. Lo statista milanese aveva intuito che l’integrazione europea, con la conseguente cessione di sovranità, avrebbe rappresentato un serio ostacolo per l’esercizio dell’autonomia politica degli stati, generando di conseguenza quell’ignobile squilibrio tra paesi del quale oggi si è testimoni infelici.

Su Unione Europea: https://www.youtube.com/watch?v=0p078rg_K1I

Un’ulteriore previsione fu quella in cui mise in guardia dal rapido incremento demografico che, già al tempo, era in corso in alcuni paesi, in modo particolare sub-sahariani, e dai quali, in massa, provengono oggi quella miriade di richiedenti asilo che, nella quasi totalità dei casi, fuggono da una condizione di disagio, di povertà e di instabilità politico-sociale; egli parlava di “tendenze inarrestabili” dirette verso “le luci” delle nostre città e propugnava, per gli anni a venire, di compiere uno sforzo, da parte delle grandi e ricche nazioni del mondo, e cioè quello di ridurre le distanze economiche e sociali con quelle aree del globo più arretrate, ponendo questa sfida come la “questione sociale” del nostro secolo.

Su Immigrazione: https://www.youtube.com/watch?v=18xhpyeLFJs

Ma Craxi non fu solamente “uomo delle profezie”, fu anche un presidente che seppe gestire, in piena autonomia politica, una crisi, quella di Sigonella (1985), che rappresentò a tutti gli effetti un evento capace di restituire al nostro paese, dopo anni di “prostituzione” politico-ideologica verso Washington, orgoglio, dignità e autonomia sullo scacchiere internazionale. Il suo acume politico si dimostrò anche quando, nel 1986, avvisò Mu’ammar Gheddafi dell’imminente attacco anglo-americano in Libia, il quale avrebbe potuto costare la vita al Raʾīs; Craxi era al corrente che, in quell’area del Maghreb, senza una stabilità politica e sociale garantita (fino al 2011) dal regime socialista-nasseriano di Mu’ammar Gheddafi, si avrebbe avuto a che fare con una situazione altamente problematica, come difatti si è visto nel 2011, a seguito dell’illegittimo e criminale “regime change” ad opera delle forze NATO.

http://www.opinione-pubblica.com/bettino-craxi-salvo-muammar-gheddafi-dalle-bombe-ronald-reagan/

Le vicende giudiziarie che segnarono la fine della sua carriera politica rivelarono un intricato sistema di finanziamento illecito ai partiti e di corruzione; un’accusa quest’ultima che Craxi respinse fino alla morte. Non è lo scopo di questa analisi approfondire la veridicità o meno delle azioni imputate dal pool di Milano al segretario dell’ormai disciolto Partito Socialista Italiano, ma, si parva licet, si può lasciare al lettore il beneficio del dubbio sul fatto che molti, nel corso degli anni, hanno sollevato l’ipotesi secondo cui le azioni di Craxi, soprattutto quelle estere, avrebbero suscitato i malumori di alcuni attori chiave del contesto internazionale. L’epoca di “mani pulite”, che per molti ha rappresentato un vero e proprio “colpo di stato giudiziario”, rivela una realtà molto complessa, soggetta ad una molteplicità di interpretazioni differenti che spaziano dai giustizialisti ai cospirazionisti. Certo è che le azioni politiche di Craxi, oltre ad essere mosse da una fondata analisi profetica, furono compiute in nome di un interesse nazionale che, già al tempo, era sotto attacco per essere sostituito da un’integrazione europea (con conseguente erosione di sovranità) che, parafrasando le sue parole, assomiglia, a tutti gli effetti, ad un limbo, se non ad un inferno.