di Andrea Broccoletti

Sviluppare negli individui la consapevolezza delle proprie radici storico-culturali rappresenta, per la scuola, un dovere fondamentale. Già dai tempi della Riforma Gentile (1923) si era certi di questo aspetto volto a formare soggetti coscienti della propria estrazione culturale, una storia iniziata nell’antica Grecia, punto di inizio della cultura mondiale, passando per Roma e giungendo fino ai giorni nostri. In ambito umanistico il sistema messo in piedi dal filosofo, nonché ministro dell’istruzione, Giovanni Gentile, ha garantito un primato al popolo italiano, quello di una spiccata conoscenza delle lingue e della cultura classica, unica nel panorama europeo ed internazionale. Un sistema, quello “gentiliano”, ancora (parzialmente) in piedi, sebbene privo di quell’ancestrale aspetto “censitario” che consentiva l’accesso all’istruzione solo ai più meritevoli. Eppure questo valido impianto educativo sta, progressivamente, subendo un reiterato tentativo di smantellamento volto, principalmente, ad eliminare “l’inutile cultura” (“con la cultura non si mangia!” cit.) per far posto a discipline economico-finanziarie, in piena sintonia con l’odierno contesto globale. Tra i promotori di questo infelice manifesto programmatico, volto alla “cancellazione” di una storia e di una cultura alla quale, universalmente, siamo tutti legati, troviamo personaggi (solo per citarne alcuni) quali l’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti, l’ex presidente statunitense Barack Obama e, da ultima, la radicale Emma Bonino.

http://www.artribune.com/tribnews/2014/02/con-la-cultura-non-si-mangia-lo-diceva-tremonti-ora-lo-sottoscrive-obama-studiate-economia-non-storia-dellarte-dice-ai-giovani-del-wisconsin/

Non è un mistero come il progressismo radicale della senatrice Bonino sia in piena linea con quel sistema vigente di lavoro gratuito, di precariato e di annullamento di ogni forma di tutela. E’ forse un caso che una delle “150 donne che muovono il mondo”, secondo Newsweek, sia membro orgoglioso della Open Society Foundation del controverso George Soros?

https://www.orizzontescuola.it/elezioni-2018-bonino-basta-latino-la-scuola-prepari-al-lavoro-petraglia-leu-meno-cultura-bloccare-mobilita-sociale/

Secondo i promotori di questa “modernità degenerativa”, la quale schernisce tutto ciò che considera non spendibile, compito della scuola dovrebbe essere quello di formare individui calcolanti, orientati alla logica del profitto, in piena coerenza con un’egemonia, quella globalista neoliberale, in cui a predominare vi sono concetti quali competizione e accumulazione. Di certo un sistema educativo avente come base lo studio dei classici, il quale fissa lo scopo di formare individui “pensanti”, aventi un marcato spirito critico nonché una solida consapevolezza delle proprie radici storico-culturali, viene dipinto come arcaico e limitante. Eppure “un certo” Antonio Gramsci, dalle pagine dei Quaderni del Carcere, sosteneva:

 “Non si impara il latino e il greco per parlare queste lingue (…) si imparano per conoscere la civiltà dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale (…) occorre far contrarre certe abitudini di diligenza, di esattezza, di compostezza fisica, di concentrazione psichica in determinati oggetti (…) il latino non si studia per imparare il latino, si studia per abituare i ragazzi a studiare, 
ad analizzare un corpo storico che si può trattare come un cadavere,
ma che continuamente si ricompone in vita”.

Come credeva già Gramsci negli anni ‘30, lo studio dei classici risulta indispensabile al fine di sviluppare innumerevoli qualità spendibili nella vita come nel lavoro. Si prenda il tutto non come una critica indiretta verso la cultura scientifica, la quale peraltro è fortemente intercorrelata alla cultura umanistica, ma altresì verso un sistema che mira ad abolire, negli individui, lo sviluppo di una coscienza critica e consapevole, resiliente verso quella dominante e depauperante cultura del consumo figlia dell’odierna società liquida.

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