di Tommaso Vicarelli

Sui social, nei giornali e nei vari talk show televisivi si sente parlare di DESTRA e di SINISTRA. Lo si fa senza rendersi conto che in realtà il significato di questi due canoni è ormai privo di contenuto come una scatola vuota, effetto di un processo di svuotamento che si è manifestato in maniera irreversibile dal secondo dopoguerra ad oggi.

L’origine di questi due concetti nasce nella Francia pre-rivoluzionaria i cui Stati Generali oltre a dipendere dal volere del Re erano suddivisi in; Aristocrazia, Clero e Terzo Stato, corrispondente al 98% della popolazione del Paese. Clero ed aristocrazia sedevano alla destra del Re mentre il Terzo Stato alla sua sinistra. Nella Francia post 1789 il Terzo Stato, salito oramai al potere, si suddivideva negli scragni del parlamento in coloro che sedevano a destra, espressione di un mondo più tradizionalista e reazionario, e coloro di sinistra in rappresentanza delle fazioni socialiste più accese, anarchiche ed anticlericali.

La Rivoluzione Francese diede avvio a questa suddivisione tra destra e sinistra, tuttavia in Italia i primi che iniziarono ad utilizzare questo metro di divisione sono quei politici liberali ottocenteschi, espressione delle elite europee, i quali oltre a determinare le dinamiche interne ai propri Paesi gestivano la sfera internazionale del mondo antecedente al Primo Conflitto Mondiale.

A quei tempi la democrazia era rigorosamente su base censitaria ed il suo vero fine, al di là della tanto decantata parola, era escludere e non includere le classe sociali meno abbienti o le donne dalla partecipazione politica.

Nel mondo che precedette lo scoppio del primo conflitto mondiale in Italia così come in buona parte d’Europa, chi gestiva le questioni di politica interna erano in primis gli esponenti del mondo liberale abilmente divisi in DESTRA e SINISTRA, ma che in realtà erano espressione del medesimo mondo. Poi c’erano i monarchici espressione dell’aristocrazia più reazionaria e diffidente nei confronti delle nuove pratiche che provenivano dalla City londinese,  ed infine si affacciavano sulla scena politica i socialisti e la loro versione più massimalista, ovverosia i comunisti.

Nell’immediato primo dopoguerra ad essi si aggiungeranno i fascisti, i quali altro non erano che socialisti massimalisti che coniugavano l’idea socialista con quella tradizionalista e nazionalista. Difatti il nocciolo duro del pensiero fascista si può riassumere brevemente attorno alle tre parole Dio, Patria e Famiglia. Comunisti e Fascisti si combatterono aspramente anche se in realtà condividevano molte più cose che con i liberali, a quel tempo ridotti ad essere una minoranza nell’Europa sovranista targata anni ‘30.

Tuttavia, come già accaduto con il primo conflitto mondiale, il secondo provocò scossoni di portata ancora maggiori all’interno delle divisioni politiche europee.

I comunisti, i monarchici-reazionari e i pochi superstiti degli ormai dissolti partiti fascisti vennero messi ai margini della politica, mentre le elite liberali, forti di due vittorie mondiali consecutive, non persero tempo ad assorbire le fazioni socialiste presenti in Europa.

Fu dal secondo dopoguerra che le parole DESTRA e SINISTRA iniziarono ad assumere un senso vero e proprio in quanto andavano a connotare le moltiplicate fazioni nelle quali le società oramai democratizzate dell’Europa continentale potevano rispecchiarsi.

Detto ciò, potendo fare oggi un ragionamento a mente fredda, connotarsi in Destra e Sinistra non è che fosse un qualcosa di particolarmente astuto visto che l’origine di questi appellativi non si ricollegava a motivi ideologici ma, molto più prosaicamente, faceva un chiaro riferimento agli scranni che i politici delle elite liberali ottocentesche occupavano nei primissimi parlamenti censitari.

Anzi parrà assurdo ma coloro i quali negli anni di piombo così come nei nostri giorni si definiscono di estrema destra ed estrema sinistra volendo intendere con questo il fatto che sono in opposizione al sistema, in realtà non fanno altro che compiere un atto di sottomissione ad esso. Questo perché utilizzando le parole DESTRA e SINISTRA, non fanno altro che dar seguito ad un costrutto pensato e voluto da quegli stessi politici liberali che il sistema lo hanno costruito e lo gestiranno in futuro.

L’unica differenza è che mentre una volta essi potevano essere racchiusi sotto termine “liberali”, ora il liberalismo ha compiuto un salto di qualità e si chiama Neoliberismo.

Il Neoliberismo, a sua volta figlio delle correnti “ neocon” statunitensi ed espressione dell’alta borghesia moderata e liberale, a distanza di 70 anni dal termine di quel secondo spartiacque che fu la II Guerra Mondiale è riuscito ad inglobare qualsiasi forza politica.

I cosiddetti partiti anti-sistema, nel caso italiano LEGA ed M5S, in realtà fanno entrambi parte del sistema per il semplice fatto che se fossero andati contro di esso sarebbero stati relegati ad un ruolo marginale.

In questi giorni LEGA e M5S stanno stilando il contratto di governo: benvengano nella squadra di governo due economisti trasversali, preparati e nuovi come Borghi e Bagnai, tuttavia bisogna sempre sottolineare il fatto che chi per primo sollevò critiche al sistema che si è imposto nel mondo Occidentale, facendolo tra l’altro negli anni del benessere, ora è relegato ai margini della politica proprio perché aveva già intuito, con 20 anni di anticipo, dove sarebbe andata l’Italia, l’UE e la sfera internazionale del Mondo Occidentale.