di Andrea Broccoletti

E’ ormai consuetudine assistere ad incomprensioni diplomatiche fra paesi; accuse reciproche e sparate mediatiche sono infatti all’ordine del giorno (o quasi); ma chi avrebbe potuto immaginare che, nell’epoca della (-de?)globalizzazione, sarebbe bastato un cartone animato per scatenare un vero e proprio polverone diplomatico? E’ il caso di “Masha e Orso”, l’ormai celeberrima serie animata russa che ha conquistato milioni di telespettatori non solo nello spazio post-sovietico, ma in tutto il mondo occidentale, Stati Uniti inclusi. Per chi  ha nozione delle peculiarità della “vita russa” riconoscerà, nell’ambientazione e, in modo particolare, negli oggetti impiegati dai due personaggi, tante caratteristiche di un mondo unico, “lontano” dallo stile di vita occidentale. Ma dov’è il problema? Come ogni film, cartone o serie che sia, i temi trattati, ma, soprattutto, il paese di produzione, riflette la propria cultura; si pensi infatti ai film, e ai cartoni americani, con i quali, generazioni di individui sono cresciuti; si pensi al “mito” della “casa all’americana”, del take away, dei grattacieli e di molti altri esempi caratterizzanti il mondo a stelle e strisce; l’American way of life, che piaccia o no, rappresenta quell’idea stereotipata di un mondo al quale, moltissimi, indirettamente o meno, si sono ispirati e si ispirano ancora. Ebbene, se è vero che il cinema americano ha fatto epoca e tendenza, è altrettanto vero che uno degli impieghi principali delle produzioni Hollywoodiane è stato, specie durante l’era bipolare, quello della propaganda; non si parla di una sola pellicola, ma di un’intera raccolta di film (alcuni divenuti veri e propri cult movie) che, attraverso interpretazioni uniche e direzioni impeccabili, hanno contribuito a fare degli Stati Uniti d’America il paese più conosciuto dell’universo. Ma può essere lo stesso anche per Masha e Orso? Il celebre quotidiano britannico “The Times”, afflitto da un’acuta forma di russofobia, riporta come una serie di “esperti” abbiano decretato come i personaggi, e le storie narrate, contengano un chiaro rimando a Putin e al Cremlino; i sedicenti esperti, peraltro di istituti provenienti dai Paesi Baltici, non tengono minimamente conto del fatto che, i due personaggi del cartone in questione, sono ispirati a noti racconti del folklore russo, ben lontani quindi dall’essere concepiti ad hoc come strumento di soft power; ma l’accusa è ben preoccupata di far notare quanto il carattere affettuoso dell’orso (simbolo della Russia) “rappresenti un chiaro tentativo volto a rimpiazzare l’immagine negativa del paese nell’ideale collettivo dei bambini”.

https://tg24.sky.it/mondo/2018/11/20/masha-orso-cartone-propaganda-russa-times.html

Si è abituati ormai a ritenere la Russia, e Vladimir Putin, responsabili di ogni malefatta, di non rispettare i più basilari principi democratici e di rappresentare una vera e propria minaccia per la comunità internazionale; il concetto di russofobia, rafforzato da un consolidato pregiudizio anti-sovietico, è funzionale a costruire un’immagine distorta, superficiale e pregiudizievole di un paese e di un leader che, come tutti, non sono affatto esenti da critiche, ma verso cui sarebbe auspicabile, da parte dell’occidente, una più attenta conoscenza di un mondo, quello Russo e, più in generale, post-sovietico, lontano dal nostro per innumerevoli motivi. Ma tornando al punto, può quindi un cartone come Masha e Orso rappresentare per davvero un abile tentativo, da parte di Mosca, di manipolare le coscienze di milioni di bambini in giro per il mondo? Sarebbe opportuno riflettere su quanto, un infante o poco più, si interroghi su questioni geopolitiche quando, invece, è, largamente più immaginabile, che sia attratto da forme e colori di un cartone che, per di più, come tanti altri, affronta le classiche tematiche care al pubblico di riferimento quali quotidianità, amicizia, famiglia e natura. Sorge quindi spontaneo chiedersi se era necessario uno studio da parte di “esperti” per decretare una tesi che, agli occhi dei più, appare assurda, se non ridicola, e che rappresenta un abusato e maldestro tentativo finalizzato a screditare quello che “deve” apparire come un nemico da annichilire.