di Andrea Broccoletti

Estratto dalla Tesi di Laurea Magistrale: “La Politica Estera della Russia” di Andrea Broccoletti https://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=52451 

Inglobati oramai in un’ottica continentale in cui, gradualmente, la sovranità degli Stati sta pian piano venendo sempre meno, da europei fatichiamo a concepire le scelte politiche di alcuni paesi mirate a soddisfare i propri interessi nazionali. L’interesse specifico è stato sostituito dall’interesse collettivo e, almeno nel nostro caso, ciò ha garantito parecchi decenni di pace e stabilità. Gli interessi specifici e le pretese egemoniche di alcuni paesi europei hanno rappresentato, nel corso dei secoli, le principali cause da cui sono scaturiti sanguinosi conflitti bellici. Ma l’errore in cui si incorre troppo spesso è quello di credere che il modello di integrazione europea, assieme a quello di democrazia liberale, sia un modello universale, applicabile in ogni contesto in giro per il mondo. Ogni paese, a modo suo, risente della propria cultura, della propria storia e agisce, in politica estera in modo particolare, mediante l’influenza che esercita la propria rilevanza e/o posizione geopolitica. La vastità territoriale di un paese transcontinentale come la Russia non può che determinare scelte di politica estera che tengano conto del proprio interesse nazionale, non facendo necessariamente coincidere questo aspetto come contrastante con i principi della legalità internazionale. Questa semplificatoria tesi viene quotidianamente messa in discussione da coloro i quali accusano la Russia, e il presidente Vladimir Putin, di essere aggressivi e pericolosi, di non rispettare i più basilari principi democratici e di rappresentare una concreta minaccia per la comunità internazionale. Il concetto di “russofobia” affonda le sue radici in tempi remoti, essa scaturì addirittura dalla guerra di religione che si protrae dai tempi di Carlo Magno e che, in forma diversa, è arrivata fino ai giorni nostri. Ed è forse questo aspetto, rafforzato dal pregiudizio anti-sovietico, che fa apparire la Russia per ciò che non è (o per ciò che parzialmente non è) e, di conseguenza, ne da un’immagine distorta della sua politica e del suo leader che, come tutti, non sono esenti da critiche, ma che, probabilmente, meritano un’analisi più approfondita e meno pregiudizievole per capire un processo decisionale per niente affatto irrazionale e privo di logica. Mettere insieme i vari pezzi per comporre un puzzle rappresenta un’azione che richiede tempo e pazienza. Specialmente se i pezzi da mettere insieme sono molteplici il tempo aumenta e cercare di semplificare l’opera non porta all’obiettivo finale. Allo stesso modo cercare di capire la Russia non è un’opera semplice; Fëdor Ivanovič Tjutčev addirittura sosteneva, già nel XIX secolo, come non si potesse comprendere la Russia con la mente. Per cercare di arrivare al perché di determinate azioni e di determinati comportamenti è pertanto opportuno mettere insieme i vari pezzi del puzzle. Ad ostacolare una visione maggiormente oggettiva della questione vi è il quotidiano lavoro di mistificazione della realtà (salvo qualche eccezione) parzialmente frutto di quel sentimento russofobico radicato da ormai troppo tempo nella cultura occidentale. Per avere l’opera completa è opportuno, con pazienza, metterne insieme tutti i pezzi, non tralasciare nulla cosi da aver, nel bene e nel male, un ritratto privo di spazi vuoti. Oltre a questa tendenza semplificazionista, l’errore in cui troppo spesso si incorre è quello di rendere universale un modello che universale non è. Se il modello occidentale è uscito trionfante dalla Guerra Fredda non significa necessariamente che esso rappresenti l’unica forma professabile in grado di annichilire e denigrare ogni cultura e ogni popolo che non si confà a determinati valori. La storia russa, proprio come quella europea, è una storia specifica, unica nel suo genere e ricca di colpi di scena. Quello che la Russia è oggi, con la sua arte, i suoi confini e la sua gente è frutto di una storia forgiata nei secoli che non può essere dimenticata per far spazio ad un modello occidentale autoimpostosi come universale. La speranza di una “pace perpetua”, parafrasando Immanuel Kant, risiede anche in questo, nel rispetto dei principi e dei valori di tutti, uniti nelle diversità, non nella costante e reiterata volontà di opporre gli uni agli altri. L’intento principale di queste conclusioni non è affatto quello di esaltare una nazione o una persona, ma quello di rendere giustizia ad una verità che non viene raccontata la quale, non esente anch’essa da limiti e difetti, ha molto da dire e non può essere ridotta a superficiali giudizi ed interpretazioni giornalistiche. La questione siriana è un esempio di quanto detto. Le condizioni che hanno determinato l’impegno russo sono molteplici e, non cadendo in una logica che vuol dimostrare le colpe e/o i meriti delle parti coinvolte, ci si dovrebbe limitare ad analizzare la questione prendendo in esame tutte quelle variabili che ne hanno determinato la messa in atto. Pertanto una più attenta, e meno pregiudizievole, considerazione della storia, della cultura e della politica russa potrebbe aiutare nel far comprendere in maniera oggettiva alcuni dei complicati scenari che contraddistinguono l’odierno mondo multipolare.

Lettura consigliata: http://www.sandrotetieditore.it/project/russofobia-mille-anni-di-diffidenza/