di Andrea Broccoletti

Estratto dalla Tesi di Laurea Magistrale: “La Politica Estera della Russia” di Andrea Broccoletti https://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=52451 

Di certo non è per niente facile interpretare e comprendere la cultura e le peculiarità di un popolo che occupa i confini di un paese transcontinentale, che si estende tra Europa ed Asia, costituendo, con una superficie di 17 098 242 km², il più vasto stato della Terra. Ma non è sufficiente riportare questo dato geografico per “incorporare”, in questo vastissimo spazio, il popolo russo. Questo potrebbe essere corretto se per “popolo russo” si intendessero i “soli” provenienti dai confini di quella che oggi prende il nome di Federazione Russa; ma dal 1922 al 1991 con l’appellativo di russi si definivano tutti quegli individui provenienti dai 22 402 000 km² di estensione dell’allora più grande paese della Terra, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Ancora oggi c’è chi continua a definire (erroneamente) come russi quei cittadini provenienti da stati ex sovietici, oggi nazioni indipendenti. Una semplificazione questa che però ha una sua logica perché scolpita nella consuetudine di milioni di persone cresciute “all’ombra” del Muro di Berlino e divise, per definizione di Winston Churchill, da una cortina di ferro che separava l’Europa Occidentale da quella Orientale. Un esempio questo che dimostra come la dissoluzione del più grande stato del mondo abbia lasciato una pesantissima eredità con la quale il mondo odierno si trova ancora a fare i conti, nonostante siano passati, a oggi, ben ventisei anni. L’identità russa è rimasta forte anche in moltissimi cittadini che, a seguito della dissoluzione del proprio stato, si sono ritrovati, dal giorno alla notte, a vivere fuori dai confini della propria terra, sotto l’egida di un nuovo governo e di una nuova identità nazionale nella quale, molti, non si sono mai riconosciuti. E’ opportuno però ricordare come vi siano stati, e vi sono ancora, tanti cittadini ex sovietici che hanno sperato e combattuto per ottenere l’autonomia del proprio paese e che oggi, magari, sperano in un avvicinamento dello stesso, oramai indipendente, non a Mosca, ma a Bruxelles, vedendosi come potenziale membro del processo di integrazione europea pur non condividendo con i paesi dell’Europa Occidentale tanti valori e aspetti culturali quanti invece ve ne sono in comune con il popolo della Federazione Russa. Inevitabilmente queste posizioni divergenti hanno creato non poche tensioni tra chi vorrebbe riavvicinarsi a Mosca e tra chi invece, oltre a sostenere con veemenza l’indipendenza del proprio stato, rinnegando il passato sovietico, propugna un avvicinamento all’Europa Occidentale non solo manifestando la volontà di entrare come paese membro dell’UE, ma anche di divenire membro della NATO; in altri termini di entrare a far parte di quell’organizzazione internazionale sorta nel 1949 in funzione anti sovietica. Un paradosso questo che inevitabilmente, anche al più inesperto osservatore, fa sorgere mille interrogativi. Non a caso, il già citato Winston Churchill a proposito della Russia disse: “La Russia è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro a un enigma” (Wikiquote); ciò fa comprendere come le questioni inerenti agli obiettivi, le azioni e, più in generale, alla cultura russa siano molto più complesse di quanto possano apparire e di quanto il sistema mediatico occidentale voglia far credere. Le innumerevoli conseguenze che il crollo dell’Unione Sovietica ha provocato si sono inevitabilmente riversate sul mondo odierno e sono ancora causa di tensioni e squilibri del contesto internazionale. In quegli ultimi giorni del 1991 il potente e temuto nemico sovietico venne meno, il mondo passò in un attimo da un assetto bipolare, in vigore da oltre quarant’anni, ad uno unipolare a guida statunitense che rimase tale per quasi un decennio. L’Unione Sovietica non esisteva più, i confini della stessa vennero relegati ai libri di storia e la “nuova” Russia di Boris El’cin non aveva, al tempo, né le forze né, molto probabilmente, la volontà di riaffermarsi sullo scenario internazionale come un attore di rilievo. Gli Stati Uniti avevano a tutti gli effetti trionfato la Guerra Fredda che, di conseguenza, finì avviando la nuova fase dell’unipolarismo a stelle e strisce. Il presidente dell’epoca era George H. W. Bush che, dopo aver raccolto l’eredità di Ronald Reagan, viene ricordato come il presidente che avviò un nuovo corso della storia; non essendo però riconfermato per un secondo mandato, la guida degli Stati Uniti passò al democratico Bill Clinton che iniziò il mandato presidenziale nel 1993. Ai tempi di Clinton la Russia non pareva più costituire un ostacolo, ormai agli occhi dell’élite americana era stata colonizzata. Poi però è apparso Vladimir Putin (Chiesa, 2016). Vladimir Putin, senza mezzi termini, dichiarò pubblicamente nel 2005 che il crollo dell’Unione Sovietica rappresenta la più grande tragedia geopolitica del XX secolo (Wikiquote.org). Gli anni che seguirono il collasso del “gigante sovietico” relegarono in effetti l’Europa Orientale ad un periodo di decadenza. Le ex repubbliche sovietiche (Federazione Russa inclusa) tentarono, in tutta fretta, di implementare un sistema di democrazia liberale tra mille difficoltà. L’uscita infatti, da quello che ormai era il collaudato sistema sovietico, non fu per niente semplice e a farne le spese furono in primis le popolazioni, c’era da reinventarsi un mercato e costituire nuove statualità, un’impresa tutt’altro che semplice. Per di più gran parte di questi stati non erano mai stati indipendenti in epoca moderna e l’obiettivo, voluto e sperato da molti, di costituire nuove identità statali indipendenti, divenne molto complesso e, ancora oggi, motivo di tensioni dalle quali, seppur in parte, deriva una pesante diffidenza, nonché un distacco (politico e territoriale), dalla Russia, dalla quale però, le varie popolazioni, dipendono ancora fortemente (Orlandi,2011). Questa serie di conseguenze innescate dalla fine di un’epoca, e cioè dalla fine della Guerra Fredda, hanno fatto sì che dopo circa un decennio di unipolarismo, come già detto in precedenza, l’assetto del mondo si venne a rimodificare grazie all’affermazione di altre potenze che, oggi più che mai, minano la supremazia americana nel contesto internazionale.

Lettura consigliata: http://www.pickwicklibri.it/Puntinfobia-Giulietto-Chiesa/