di Tommaso Vicarelli

Trovandomi nella fase conclusiva del mio percorso universitario, ed avendo fatto il Liceo Classico, posso dire di aver acquisito l’esperienza e le informazioni necessarie per proporre e condividere alcune riflessioni sul sistema dell’educazione in Italia.

Solitamente mi piace analizzare le varie situazioni con le quali entro in contatto per poi formulare le mie considerazioni in merito, ma in questo caso non serve un osservatore particolarmente acuto per capire che il sistema dell’istruzione assieme al tessuto agricolo, quello industriale ed allo Stato Sociale, rappresentino i pilastri di una nazione. 
Tuttavia volendo volgere uno sguardo all’Italia pare che quanto appena scritto nel paragrafo sopra stia diventando sempre più una eccezione in un contesto nazionale che persa la razionalità assieme alla sovranità sta letteralmente andando alla deriva. Sono forse esagerato? Non penso proprio. Constato semplicemente che al venire meno dell’ordine, dinamiche caotiche si stanno sostituendo al buon senso ed alla razionalità.
Ho spesso sentito dire che l’istruzione italiana è vetusta poiché incentrata molto sulla teoria e poco sulla pratica, che il Greco ed il Latino così come la letteratura classica siano discipline oramai inutili nell’era delle apps e della scienza informatica, volendo sottolineare con questo che l’intero sistema scolastico ed universitario italiano sia rimasto all’età della pietra se confrontati con i “vincenti “ modelli dell’Europa occidentale e con i paesi scandinavi. Invece il problema sta proprio nel fatto che questo nostro approccio più tradizionale in un certo senso ci ha protetti da modelli che poco hanno a che fare con il nostro retroterra culturale, purtroppo però questo guscio difensivo si sta progressivamente assottigliando. 
Giusto per dare un esempio di quanto siano approssimativi per certi aspetti i modelli provenienti dal mondo occidentale preso nel suo significato più ampio. In tutti i corsi universitari in Italia e tra i paesi UE di matrice anglosassone la famosa Tesi è passata di moda ed è considerata alla stregua di un normale “research paper”, pertanto la sua lunghezza oscilla dalle 15 – 20 pagine il che francamente entra in contraddizione con l’obiettivo che si deve prefissare qualsiasi corso universitario, ovverosia quello di mettere alla prova e sviluppare le capacità di analisi nella futura classe dirigente di una società. Chiaro è che se l’ostacolo finale di un percorso di studi è rappresentato dall’obbligo di scrivere un reaserach papaer di 20 pagine massimo, quando in una classica triennale italiana sono richieste dalle 50 alle 70 ed in un corso magistrale dalle 100 alle 200, appare chiaro come il nostro sistema seppur non privo di criticità al meno metta alla prova le capacità dello studente.
In ogni modo non butto via tutto dall’esperienza degli altri paesi, per esempio in Germania vige il cosiddetto sistema duale,ovverosia già alle superiori gli alunni decidono se intraprendere il percorso universitario dopo il diploma od entrare direttamente nel mondo del lavoro. Considerando che il settore industriale tedesco sta sperimentando una crescita vertiginosa pare proprio che questo sistema abbia i suoi punti di forza. In Italia ahimè dal secondo dopoguerra in poi non abbiamo mai avuto un sistema del genere, in effetti a causa anche del post 68′ abbiamo adottato un sistema sequenziale nel quale la biforcazione tra mondo accademico da una parte e mondo del lavoro dall’altra, non viene attuata e guidata dai docenti nel periodo della scuola dell’obbligo ma potenzialmente tutte le strade sono possibili dopo il diploma.
Capite bene come il cosiddetto sistema sequenziale rappresenti un rischio elevatissimo poiché può instillare nella mente dei giovani dei modelli di vita falsi che non rispecchiano le loro caratteristiche. Non siamo tutti uguali pertanto non possiamo tutti protendere ai medesimi incarichi dirigenziali, chi non vuole studiare è bene che inizi a lavorare in quanto qualsiasi lavoro manuale è nobilissimo ed allo stesso tempo importante per il mantenimento di un tessuto sociale efficiente e diverisificato. Per converso chi vuole continuare il percorso accademico dovrebbe farlo in un ambiente che lo supporti culturalmente, finanziariamente e professionalmente dall’inizio alla fine del suo tragitto. Purtroppo questa semplice ma intuitiva norma non è più seguita ed a dimostrazione dell’ingresso di pratiche erronea abbiamo un turn over lavorativo sempre più ritardato nel tempo. L’università pubblica rappresenta una voce fondamentale fra le componenti del Welfare di uno Stato, ma questa deve essere garantita solo a chi è veramente interessato a studiare e pertanto si merita delle borse di studio consistenti. Invece la rivoluzione del 68′ ha lanciato una serie di malcostumi tra cui il mito della “laurea per tutti”.
La laurea non più essere per tutti semplicemente perché non tutti condividono la medesima passione per lo studio. Le università sono nate come circoli di studio aristocratici ed elitari, ma per assurdo oggi ci troviamo nella situazione in cui le nostre università sono piene di studenti mediocri che piuttosto che impegnarsi e preparare il loro ingresso al mondo del lavoro bivaccano, passano una vita di eccessi, non studiano e sono mantenuti nella loro mediocrità grazie alle tasse che i cittadini lavoratori per bene pagano per mantenere funzionanti i vari servizi pubblici statali.
    
Quando vige un sistema di Welfare in un Paese significa che lo Stato da una parte ed i cittadini dall’altra collaborano attivamente al mantenimento dello stesso. Il primo offre i servizi mentre i secondi con il loro lavoro devono provvedere al mantenimento degli stessi, tuttavia a quest’ultimi è richiesto un impegno ulteriore, quello che possiamo riassumere sotto il concetto di “educazione civica”. Ebbene con riferimento al sistema d’istruzione italiano quello che è venuto a mancare progressivamente è proprio il tramandarsi delle norme di senso civico. Se si permette che giovani non interessati allo studio entrino nelle università libere, democratiche, pluraliste e senza disciplina dell’Italia Repubblicana di conseguenza si provoca un intasamento a livello accademico che è molto difficile da smaltire.
Queste schiere di studenti mediocri non solo intralciano il percorso di studio dei studenti più brillanti e meritevoli ma allo stesso tempo pesano sulle tasche dei cittadini i quali devono mantenere a loro spese delle borse di studio che nel nome dei falsi valori, o sarebbe meglio dire non-valori, del 68′ vengono automaticamente destinate a persone che poco hanno a che fare con la parola studio.

Concludo riportando un fatto personale; nell’aprile del 2017 in occasione dell’International Journalism Festival tenutosi nel centro storico di Perugia durante la conferenza live con il noto direttore del TG La7 Enrico Mentana mi sono sentito in dovere di condividere le stesse cose che ho appena scritto. In quell’occasione la Sala dei Notari era piena di ragazzi universitari i quali uniti al tipico atteggiamento radical-chic del direttore Mentana, non hanno pensato due volte prima di controbattere la mia tesi.

Il problema è che se uno ha veramente compreso parte delle dinamiche che stanno stravolgendo il tessuto sociale, politico ed economico dell’Italia capirebbe che all’abbassamento della qualità dell’università italiana in termini di contenuti si affianca il mito della laurea per tutti che di fatto spinge centinaia di miglia di giovani a scegliere il percorso universitario piuttosto che dividersi razionalmente ed in base alle proprie attitudini personali fra mondo del lavoro e sfera universitaria.

Questo porterà progressivamente ad un blocco nel mercato del lavoro sempre più preoccupante e totale che spingerà le varie elitè italiani ed europee ad optare per l’ingresso di forza lavoro non-europea nel nostro Paese per sopperire alla mancanza della domanda di lavoro per quanto riguarda quegli impieghi meno qualificati e prestigiosi.

Tutti voglio cercare di far parte di quella stessa classe dirigente che i media sono soliti esaltare ma solo in pochissimi riusciranno in questa ardua impresa e moltissimi di quei pochi non riusciranno per meriti personali ma perchè supportati da famiglie potenti; chi comprende questa fredda analisi troverà un suo posto nella società mentre tutti gli altri per converso andranno a costituire una massa grigia, negligente ed accidiosa.