di Andrea Broccoletti

L’autoproclamatosi “governo del cambiamento” è forse, tra tutti, quello al quale sono stati attribuiti (lecitamente o meno) un’innumerevole serie di epiteti; da sovranista a xenofobo, passando per populista, statalista, assistenzialista, fascista e così via. Formato da un insieme di tecnici e di politici che invocano (già dalla campagna elettorale) un necessario, ma parziale, ritorno al sovranismo, quest’esecutivo si contraddistingue, in maggior misura, per un deciso unilateralismo con cui indirizza la propria azione politica (interna ed estera); un sentimento mal visto dall’UE come anche dall’ONU, ma che attecchisce con forza in un sempre in crescita numero di elettori. Il recupero di una porzione di sovranità nazionale non passa solamente attraverso una decisa opposizione all’esclusivo esercizio di poteri e competenze, bensì anche da un richiamo ad una storia, e ad un cultura, unica ed identitaria, un modus pensandi da difendere e preservare e dal quale sarebbe opportuno ripartire.

http://www.blogfutura.it/cultura-umanistica-uneredita-da-difendere/

Un esempio di questo “sovranismo culturale” è senza dubbio stato espresso in quel documento, destinato a Bruxelles, redatto dal ministro Paolo Savona nel quale, si auspica, una nuova “politeia” per l’Europa.

http://www.politicheeuropee.gov.it/media/4295/per-uneuropa-piu-forte-e-piu-equa-2_versione-finale-impaginato.pdf

Non è un caso che Savona abbia utilizzato un termine greco, che deriva per l’appunto dall’omografo e omofono greco πολιτεία, un concetto avente un significato ampio e complesso fatto proprio prima da Platone, autore dell’omonima opera meglio conosciuta in italiano come “Repubblica”, e poi da Aristotele. Non c’è vocabolo migliore, in effetti, per riassumere l’essenza di questo auspicio il quale prevede un’azione politica volta a perseguire l’interesse di tutti i popoli, e cioè quello che, stando ai fatti, è mancato, fino ad oggi, al forse troppo ambizioso e problematico progetto Europa. Savona di proposito non ha parlato di “governance”  precisando come questo anglicismo (derivante dalle discipline di management) è in genere impiegato per indicare le attività attraverso le quali si governa un sistema (e le sue risorse) nel complesso, specie se questo manca di un’unica istituzione di governo; un termine che sicuramente meglio si incunea nell’ormai consolidato abuso di anglicismi; si pensi a termini come spread, jobs act, stepchild adoption, spending review ecc. una serie di concetti facilmente esplicabili anche in italiano. La meticolosa scelta del ministro Savona è sostenuta dal significato intrinseco di politeia che, al contrario della gestione delle risorse proprio del management, indica una politica volta al raggiungimento del bene comune. Quest’egualitario e ambizioso fondamento programmatico alla base del documento del ministro per gli affari europei, ha trovato apprezzamento anche in chi, come Stefano Fassina (LeU), seppur parte dell’opposizione, riesce ad interpretare propositi e soluzioni nel merito, al di là di ogni insipido divisionismo politico ed ideologico.

https://sollevazione.blogspot.com/2018/09/paolo-savona-ha-ragione-di-stefano.html

Il “sovranismo culturale” sarebbe pertanto auspicabile nel senso di riscoperta di una storia e di una cultura comune, un tesoro inestimabile al quale attingere e al quale, da italiani e da europei, si è legati indissolubilmente; il recupero della terminologia classica significa non ignorare un antico bagaglio culturale che rappresenta l’autentica “culla” (nonchè “stella polare”) della civiltà occidentale.