Contributo di Riccardo Fruganti

Alcuni anni dopo la morte del maresciallo Tito avvenuta nel 1980, in Jugoslavia cominciarono a riemergere dissidi interni tra le Repubbliche che la componevano. In seguito alle dichiarazioni d’Indipendenza di Slovenia, Croazia, Macedonia e Bosnia, la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia si sciolse e Serbia e Montenegro diedero vita alla Repubblica Federale di Jugoslavia. Questa scissione fu preceduta da sanguinosi conflitti armati, che si sono protratti per tutti gli anni 90’, durante i quali lo sport ha contribuito in maniera considerevole. Il calcio, insieme al basket, è stato uno dei pretesti per creare tensioni rievocando vecchi rancori tra i popoli. I campi di battaglia non erano più soltanto le strade, ma bensì anche gli stadi e i palazzetti. Il motivo di tali tensioni era perlopiù di natura nazionalista con forti connotati storico-politici.  I massimi campionati di calcio e di basket Jugoslavi comprendevano le squadre più forti e rappresentative di tutte le Repubbliche e le diversità etniche e religiose e la rottura dell’equilibrio fino a qualche tempo fa mantenuto anche dopo la scomparsa di Tito rievocarono vecchi dissapori tra alcune di esse.

https://www.gazzetta.it/Calcio/Estero/13-05-2015/13-maggio-1990-dinamo-stella-rossa-match-che-incendio-jugoslavia-110803644392.shtml

Uno degli episodi più rilevanti fu la partita Dinamo Zagabria-Stella Rossa, giocata nel 1990 al Maksimir Stadion, durante la quale i sostenitori ospiti, i “Delije” guidati da Raznatovic, noto come “Arkan”, soprannome coniatogli per via del suo passato militare durante il quale è stato comandante delle “Tigri”, reparto militare violento volontario serbo, distrussero parte del settore superiore ospiti e successivamente invasero il terreno di gioco per fronteggiare i “Bad Blue Boys”, gli ultras della Dinamo Zagabria, e la polizia.

Per quanto riguarda la pallacanestro, la Nazionale Jugoslava di Basket è stata una delle più forti di tutti i tempi, conquistando medaglie d’oro in tutte le maggiori competizioni. Le tensioni nazionalistiche si sono fatte sentire anche sul parquet. I cestisti Divac e Petrovic, rispettivamente di origine serba il primo e croata il secondo, ruppero la loro forte amicizia durante i festeggiamenti della vittoria dei mondiali nel 1990, quando Vlade tolse dalle mani di un tifoso luna bandiera croata generando l’ira dell’ormai ex-migliore amico e di altri compagni. Il senso di appartenenza e le differenze popolari e di fede sono sfociate con grande impatto nello sport Jugoslavo, condizionandone l’andamento e lo spettacolo. Alcuni hooligans dei “Delije” hanno fatto parte delle Tigri, seminando il terrore ovunque. La nazionale di calcio della Jugoslavia era formata da campioni di alto livello come Boban, Savicevic, Prosinecki, Pancev e Suker, i quali durante il corso degli anni hanno collezionato trofei nazionali ed internazionali. Con una rosa così, era facile essere soprannominati il “Brasile d’Europa”.