di Tommaso Vicarelli

Benché a scuola ci hanno insegnato che l’Italia non ha mai contato nulla sul piano internazionale in realtà la storia smentisce queste accuse o almeno parte di esse. Infatti l’ingresso nella Grande Guerra non è stato un vero e proprio voltafaccia ai due alleati germanici così come l’idea di andare contro di essi non era del tutto errata visto che i riunificati popoli italici volevano protendere all’espansione dei confini naturali della Penisola. 

Il primo dopoguerra fu un momento di transizione nel quale alla negligenza della classe dirigente di allora, la quale non seppe “sbattere i pugni” e pretendere per l’Italia una giusta ricompensa dopo una importante ma costosa vittoria, si contrapponeva un popolo in fermento che si era letteralmente stancato di sacrificarsi per una classe politica elitaria e distaccata dai bisogni della gente. D’Annunzio seppe abilmente e coraggiosamente convertire in realtà questi malumori generali con l’Impresa di Fiume.

La storia dirà anche che a fronte di aspettative molto alte le operazioni militari italiane furono male organizzate, eseguite ed equipaggiate, fattori che assieme portarono ad una serie di sconfitte che finirono per demoralizzare l’animo dei soldati (eccetto alcuni reparti speciali) ed infrangere i sogni del regime. A causa di questi fallimenti i rapporti di forza all’interno dell’Asse cambiarono e protesero verso una leadership a trazione germanica, l’esercito così come la politica estera italiana acquisirono uno stato ancillare rispetto alle decisioni provenienti da Berlino. 

Tuttavia l’Italia negli anni immediatamente antecedenti lo scoppio del secondo conflitto mondiale, era una nazione rispettata e temuta, nell’intera comunità internazionale si aveva l’impressione che potesse realmente convertirsi nell'”ago della bilancia” fra le relazioni che intercorrevano tra il mondo delle democrazie e quello dei regimi totalitari, tanto è vero che Churchill tentò più volte di far si che l’Italia si allineasse alle posizioni anglofrancesi.

Questo excursus storico serve da base per fare un confronto con l’Italia dei nostri giorni ed in particolar modo con l’attività che oggi impegna le nostre ambasciate all’estero. Sono oramai giunto al termine del mio tirocinio presso l’Ambasciata d’Italia a Minsk, sono stati tre mesi molto intensi poiché abbiamo avuto una serie di eventi in successione e questo mi ha aiutato a comprendere non solo come funziona la nostra ambascia in Bielorussia ma anche come lavorano le altre sedi negli altri paesi. 

Ovviamente parte delle riflessioni partono dalla mia esperienza concreta, tuttavia avendo letto i documenti ministeriali non ho impiegato molto a capire che le direttive che provenivano da Roma non erano dedicate esclusivamente alla sola realtà di Minsk ma dovevano essere eseguite da tutte le ambasciate italiane a prescindere dal Paese ospitante. 

Pensavo di andare a lavorare in un posto dove si facesse della politica internazionale seria, un luogo nel quale si lavorasse affinché venissero veramente implementati i rapporti tra il nostro Paese ed in questo caso la Bielorussia, invece l’attività delle nostre sedi è caratterizzato esclusivamente dall’organizzazione di qualche evento culturale, qualche rassegna cinematografica o libraria e l’immancabile evento culinario, come se questa manciata di eventi potessero realmente andare ad influire sulla politica estera italiana o sulla percezione che la comunità internazionale ha del nostro Paese. 

In realtà questo non è altro che la dura e pura manifestazione di quanto debole sia la nostra nazione e quanto decadente sia diventata la nostra classe dirigente. Non è più possibile fare della vera politica e stringere in questa maniera accordi con altre nazioni per incentivare gli interessi nazionali, a chiederlo è l’europa dei burocratici di Bruxelles i quali impongono a tutti gli stai membri UE un “low profile obbligatorio” il quale diventa con il passare del tempo piuttosto che un esempio di astuzia una manifestazione di grande debolezza. 

A causa anche della nostra classe dirigente, interessata a far carriera in contenitori quali NATO, UE, ONU piuttosto che pensare al benessere della propria società, l’Italia ha perso definitivamente la sua sovranità ed è costretta ripiegare su di una politica estera fatta da qualche evento culinario, qualche oggetto di design qua e là e dalla presentazione di qualche libro che debba però toccare esclusivamente tematiche leggere o i soliti luoghi comuni italiani, quelli positivi sia chiaro. 

Pertanto nei volantini, manifesti e negli articoli compaiono le solite Lambrette, Vespe, 500 e Ferrari, immancabile la Pizza i tortellini gli spaghetti, le foto di borghi marittimi e montani nei quali la vita sembra essersi fermata al 1800. Benché la propaganda si sforzi di vendere una immagine edulcorata dell’Italia all’estero, questa non si interessa minimamente affinché le sue industrie di punta, i suoi prodotti gastronomici d’eccellenza e i suoi borghi antichi vengano protetti e preservati nel tempo. 
Anzi devo purtroppo sottolineare il fatto che delle cose sopramenzionate forse il nostro Paese è riuscito a far sopravvivere una manciata di cose; la 500 e la Vespa affannano d’innanzi ad una concorrenza sempre più accanita mentre la Ferrari ha imboccato la via dell’americanizzazione. Il marchio Innocenzi di Milano possessore del brand Lambretta è fallito da diversi decenni, strategiche aziende di punta come la Piaggio Aerospace e la Ansaldo sono state svendute agli stranieri (il fondo sovrano Mubadala Development Company degli Emirati Arabi possiede l’azienda aerospaziale italiana https://en.wikipedia.org/wiki/Mubadala_Development_Companymentre il gruppo giapponese Hitachi la storica azienda di treni milanese http://www.ansaldo-sts.com/en) i prodotti tipici italiani sono grossolanamente copiati in tutto il mondo ed i nostri produttori sono costretti a chiudere i battenti, mentre i nostri borghi medievali se sono riusciti a resistere allo spopolamento di massa sono stati lesionati per sempre dai terremoti. Utilizzo volutamente l’espressione “per sempre” non perché voglia rendere il tutto più tragico ma considerando la disorganizzazione e l’incompetenza dilagante della nostra classe politica volendo fare un’analisi razionale non penso proprio che Castulluccio di Norcia ritornerà a splendere come fece dopo il penultimo sisma del 97. I borghi dell’Appennino Umbro – Marchigiano sono stati mortalmente colpiti dall’ultimo terremoto, fieri resistevano a tutte le minacce proveniente dal mondo contemporaneo prima che lo zampino di Satana finesse per sconvolgere anche quelle ultime zone amene. Ma come si dice “piove sempre sul bagnato”, alla tragedia del sisma segue l’accidia delle autorità statali nell’intervenire con ogni mezzo ed in maniera estesa sulla zona del sisma.

Tuttavia in questo quadro di indecenza generale, i nostri diplomatici all’estero non sembrano preoccuparsi della condizione moribonda dell’Italia ed imperterriti continuano a riproporre delle immagini che poco si confanno allo stato di desolazione dell’Italia. 

A volte mi domando se loro si siano veramente resi conto dello stato in cui versa la nostra nazione oppure ben conoscendo la situazione generale portano avanti delle politiche atte a compromettere ulteriormente lo stato delle cose. Nella prima ipotesi significherebbe che abbiamo selezionato male il nostro personale diplomatico e la nostra classe dirigente presa nella sua totalità, invece nella seconda ipotesi significherebbe che i nostri dirigenti sono dei criminali accidiosi che lavorano giorno e notte contro gli interesse del popolo italiano ed ai quali piace vivere in un contesto di decadenza generale ad eccezione delle loro proprietà personali questo è ovvio.