di Tommaso Vicarelli

I primi 12 articoli della Costituzione Italiana sono definiti PRINCIPI FONDAMENTALI, peccato che di questi 12 articoli si ricordi sempre il più iconico, ovverosia il primo, e si scordino gli altri, per esempio l’articolo 10 ed 11 passano sempre inosservati.

L’articolo I oltre a specificare il fatto che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, recita che: “la sovranità appartiene al popolo” sottolineando il fatto che il popolo si sia poi dato dei paletti per non cadere nei vortici della guerra di tutti contro tutti “Bellum omnium contra omnes”. Pertanto la seconda postilla afferma che il popolo esercita la sua sovranità nelle: forme e nei limiti della Costituzione.

Concetto bellissimo sulla carta che evoca ricordi che rimandano al contratto sociale di Lockeana memoria, peccato che gli articoli 10 ed 11 arrivino per rovinare un testo costituzionale che era partito con l’impostazione giusta.

La prima postilla dell’articolo X testualmente recita che: L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

Dove per “conforma alle norme del diritto internazionale” è stato espresso uno di quei concetti vaghi ed allo stesso tempo a fisarmonica, come miele per le api per la casta dei costituzionalisti, in quanto è uno di quei concetti variabili al quale viene attribuita più o meno importanza in base alle esigenze dei palazzi del potere italiani ed europei ed in base alle esigenze di chi li popola, ovverosia le elite finanziarie e burocratiche italiane ed europee.

Pertanto il verbo “conformare” viene spesso e volentieri interpretato in; legare il destino del popolo italiano ad assurdi e suicidi trattati internazionali occidentalisti ed europeisti.

Ma quello che dovrebbe fare veramente scalpore e che invece passa anch’esso inosservato, è l’articolo XI il quale dopo aver chiarito che l’Italia “ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta degli altri popoli”, mi verrebbe da dire caso Libia – Gheddafi Docet!, testualmente afferma che: “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Mettiamo da parte il concetto di “condizioni di parità con gli altri Stati“, visto che in UE, che il nostro Paese ha contribuito a fondare, così come nella sfera internazionale la nostra politica estera ricopre sempre e dappertutto un ruolo secondario ed ancillare, preme farvi notare la seconda parte della frase.

Anche se nel primo articolo viene espresso un concetto molto importante, ovverosia che la sovranità dell’Italia appartiene al suo popolo, in realtà qui assistiamo alla sua totale negazione. Scrivendo che l’Italia “consente […] alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, viene esplicitamente scritto che i pezzetti della sovranità popolare italiana vengono, nel nome del vago ed ambiguo concetto di PACE, ceduti a terzi, spesso organizzazioni internazionali, che non hanno nessun iteresse a fare gli interessi del popolo italiano, Unione Europea docet!

Ricapitolando, nel primo articolo viene fatto dire al popolo italiano che acconsente alla limitazione della sua sovranità entro i paletti degli articoli costituzionali ma non dice che questa sovranità debba essere frazionata e svenduta ad organizzazioni internazionali, ma che al contrario debba rimanere integra all’interno dei confini nazionali.

Ma così non è! siamo stati continuamente ingannati da una classe politica che da dopo il boom economico ad oggi, con particolar riferimento per il 1981 anno in cui si attuò il divorzio Banca d’Italia – Ministero del Tesoro, non ha fatto altro che svendere pezzi di sovranità popolare allo straniero.

C’è un altro articolo che è stato evocato il questi giorni, esattamente il numero 47 che riporto integralmente: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.

Capite bene come un articolo dal contenuto così esplicito sarebbe stato un ostacolo per i parassiti dell’alta finanza cui ultimo obiettivo è quello di spolpare una popolazione ricca di risparmio come quella italiana.

Tuttavia pur risultando molto scomodo ai burocrati UE non gli è mancato modo di aggirarlo abilmente, ovviamente con il beneplacito dei nostri politicanti da salotto.