di Tommaso Vicarelli
Coloro i quali sostengono che la storia in fondo si ripeta in maniera ciclica commettono un errore se pensano a questa intuizione in maniera automatica, in effetti anche se alcune dinamiche si sono ripetute più volte nel corso della storia, queste hanno sempre apportato qualcosa di nuovo all’accadimento successivo. Queste ripetizioni cicliche storicamente erano solite durare archi temporali abbastanza lunghi che potevano comprendere alcuni decenni o addirittura secoli. Tuttavia sorprende vedere come ora i fatti si ripetano con cadenza pressoché annuale e non si verifichino più lungo un arco di tempo prolungato.
Benché questo incipit possa sembrare piuttosto oscuro e vago ad una prima vista, in realtà è fortemente legato ad un modus operandi che si è convertito nel biglietto da visita per antonomasia di USA e dei suoi due alleati maggiori; UK e UE, ovverosia quello di criminalizzare in tutto e per tutto la Federazione Russa ed il suo popolo.
Un anno fa, la prima settimana di aprile del 2017, avveniva nella già martoriata Siria l’attacco a base del nocivo gas sarin di una cittadina situata nel confine tra la zona controllata da Damasco, quella occupata dall’ISIS e quella in mano alle fazioni ribelli. A distanza di quasi un anno da quel tragico evento, precisamente nel nel marzo del 2018, non solo abbiamo assistito ad un altro attacco a base di armi chimiche condotto contro la popolazione siriana ma ad esso sommiamo l’avvelenamento dei due “doble agent” russi, ai servizi di Her Majesty, per mezzo di un letale ed avanzato agente nervino.
Ovviamente la stampa mainstream di matrice Occidentale non ha perso tempo a puntare il dito in maniera incondizionata e senza ripensamenti contro la Russia di Putin, facendo il tutto senza mostrare neanche una traccia di prove che potessero avvalorare le loro accuse.
Il leader russo proprio in quel momento si stava preparando per affrontare le elezioni presidenziali del 18 marzo 2018, ed avrebbe sicuramente preferito fare a meno di ricevere tutte queste accuse dalla comunità internazionale. Tuttavia il popolo russo non ha ceduto sotto la pressione proveniente da questi atti di accusa privi di prova e Vladimir Putin è stato riconfermato con una maggioranza schiacciante che si approssima al 77% dei voti.
Tuttavia la tempesta mediatica non sembra essere svanita nel nulla ma continua in maniera ancora più aggressiva e pervasiva. Sembra quasi che dai vertici NATO, organizzazione militare nella quale fanno parte tutti i paesi UE ma che preserva una leadership decisionale quasi esclusivamente statunitense o britannica, vogliano cercare lo scontro con il gigante russo.
L’intuizione per questo pezzo nasce dalla lettura di un articolo del grande giornalista italiano Maurizio Blondet (https://www.maurizioblondet.it/ora-mosca-sventato-la-guerra-cui-ci-portano-irresponsabili-capi-europei/) in merito a recenti ritrovamenti avvenuti nella polveriera siriana di arsenali a base di armi chimiche appartenuti ai miliziani dell’ISIS. Questa rappresenta un prova schiacciante in due sensi: prima di tutto demolisce tutte le accuse proveniente dagli Stati Uniti in merito ad un coinvolgimento dell’asse Russia – Governo di Assad per quanto riguarda gli attacchi a base del gas sarin; inoltre mostra come la strategia dei vertici NATO sia volta alla sola criminalizzazione incondizionata della nazione russa, e dei suoi più stretti alleati, per tutto ciò che di negativo accade nella sfera internazionale.

 

A seguito della lettura di questo articolo mi sono sentito in dovere di aggiungere un dettaglio ulteriore, ovverosia che trattando con un diplomatico italiano il problema degli attacchi a base di armi chimiche in Siria, benché avessi consigliato di prestare attenzione all’analisi di più fonti evitando così di cadere nella solita formula “has been Putin” la risposta è stata che; Il futuro chiarirà tutto!”. A questo punto vale la pena aggiungere che il futuro ha dato ragione a qualcuno ma, contrariamente alle aspettative atlantiste, è stato proprio l’asse Mosca – Damasco a uscire vincitore da questa ulteriore tempesta di polemiche ed atti d’accusa.

 

Non riuscendo a scalfire la leadership russa i gruppi di pressione atlantisti hanno fatto si che questa volta il campo di battaglia fosse spostato dal Medio Oriente al Regno Unito. Il caso Skripal, ovvero l’avvelenamento per mezzo di un potente agente nervino dell’ex spia sovietica Skripal e di sua figlia in Salisbury, si è rivelato un accadimento di portata ingente che ha di fatto messo in moto una serie di concatenazioni molto pericolose e che potrebbero portare ad una escalation di tensioni ulteriore.
USA UK ed i loro servili alleati UE cercano molto probabilmente il casus belli per iniziare a scalfire in maniera più o meno diretta il gigante russo, alle accuse iniziale sono seguite le espulsioni in massa del personale diplomatico russo
48 diplomatici russi sono stati espulsi dall’ambasciata russa a Washington mentre altri 12 dalla missione permanente della Russia presso le Nazioni Unite, altro grande contenitore sulla carta di portata mondiale ma che in realtà staziona sotto il pressante controllo esercitato dalle stesse forze che determinano la “foreign strategy” statunitense. A queste espulsioni sono seguite quelle di altri 16 paesi UE più Canada ed Australia.
D’innanzi a provocazioni di tale portata, la Russia chiaramente non ha fatto attendere una sua doverosa controreazione espellendo così un totale di 140 diplomatici dei quali; 60 statunitensi mentre la restante parte appartenente ad una decina di paesi allineati su posizioni atlantiste.
Come ha ribadito Blodet in un altro interessante articolo, ciò che accade nella sfera internazionale è la dimostrazione di come dall’altra parte della risorta cortina di ferro ci sia l’esplicita volontà di arrivare ai ferri corti con la Federazione Russa con il rischio che questa scellerata scelta possa innescare un conflitto di portata maggiore che non si consumi più fra le ambasciate dei due blocchi ma che arrivi a coinvolgere l’intera sfera internazionale.