di Andrea Broccoletti

Quanto siamo limitati da stereotipi e pregiudizi che ci fanno giungere a conclusioni, e ci fanno pensare, in merito a qualcosa o a qualcuno, tutto e il contrario di tutto? Gli stereotipi sono un qualcosa di radicato nella nostra mente che, nel bene o nel male, ci lega ad un pensiero anche se non ne abbiamo una diretta controprova. Molto spesso il concetto di stereotipo è ben connesso a quello di pregiudizio il quale si fonda su di un giudizio a priori (dal latino prae, “prima”) fondato su deduzioni e fatti del tutto (o comunque parzialmente) non sufficienti per trarre un giudizio fondato. In molti aspetti della vita le nostre condotte sono limitate da inappropriati stereotipi e pregiudizi i quali ci impediscono di fare (o non fare) determinate azioni e di prendere, o meno, determinate scelte. Scarsa conoscenza delle questioni, isolate esperienze di vita e influenza dei mass media sono le principali fonti che alimentano le nostre paure, e le nostre convinzioni, in merito ad un qualcosa per il quale si è soliti apparire fortemente titubanti. Lo stereotipo, viziato dal pregiudizio, diviene una vera e propria trappola mentale che, in molti casi, rischia di limitare la nostra percezione delle cose e renderci individui con una visione limitata. E’ opportuno analizzare le cause che determinano il sorgere di uno stereotipo le quali potrebbero essere anche fondate; ma è però nostro sano compito saper discernere il generale dallo specifico, e cioè riuscire a comprendere quanto di vero c’è in quella generalizzante idea che contraddistingue quel determinato concetto, facendo divenire un “semplice” senso comune una vera e propria realtà. Un esempio potrebbe essere quello riguardante i meridionali, i cosiddetti “terroni” per usare un termine dispregiativo il quale, però, significa semplicemente “legato alla terra”; molto spesso, senza una vera e propria controprova c’è chi giudica come inaffidabile, inefficiente, incivile e “rozzo” un meridionale solo sentendolo parlare, dando adito ad un pregiudizio ben radicato nella cultura italiana; gli esempi potrebbero essere innumerevoli, dagli slavi ritenuti zingari ai musulmani terroristi, dagli africani poveri e arretrati agli ebrei avidi e scontrosi ecc. è indubbiamente vero che l’origine etnica segna profondamente l’individuo, nel bene e nel male, ma questo non giustifica affatto una tendenza generalizzante volta a tollerare e apprezzare solamente coloro i quali sono ritenuti essere rispettabili perché più simili. E’ auspicabile pertanto che ci si ponga sempre al di là di quel generalizzante senso comune che limita i nostri modi di azione e relazione.