di Tommaso Vicarelli

Da quel fatidico 2014, anno nel quale le tecniche di softpower statunitense in Ucraina si fecero sempre più pressanti tanto da spingere gli ucraini a rivoltarsi contro il loro più stretto e naturale alleato, ovverosia la Russia, tutti i paesi UE, da “buoni” valvassini quali sono, hanno assecondato le direttive NATO imponendo sanzioni economiche alla Federazione Russa.

Anche l’Italia ha seguito il gregge dei Paesi UE con la sola differenza che, mentre i suoi “alleati” stavano risorgendo dalla pesante crisi economica finanziaria che aveva colpito la sfera internazionale nel biennio 2007-2008, il nostro Paese nel 2014 viveva il suo settimo anno in affanno, visto che non solo l’economia era in una situazione stagnante ma addirittura tendeva a scendere sotto lo zero.

Le sanzioni sono tutt’ora in corso d’opera, e volendo trarre delle conclusioni in base a ciò che sta avvenendo sulla sfera internazionale, non serve un grande analista d’oltremanica per comprendere che dopo il caso Skripal, le sanzioni saranno rese ancora più severe.

Come ho più volte sostenuto, il caso Skripal è un qualcosa che esula completamente dalle scelte in politica estera della Russia, ma rientra a pieni titoli nel modus operandi con il quale i campioni della democrazia universale; USA e UK, sono soliti incriminare stati a loro scomodi per trovare il casus belli per una nuova fase di tensione o un nuovo conflitto. Detto ciò con questo articolo non voglio entrare nel merito del caso Skripal quanto piuttosto soffermarmi su una riflessione in merito a come il nostro paese è visto in Russia e Bielorussia e quante occasioni in termini economici e culturali stiamo perdendo a causa delle volontà imposte da oltre oceano.

Non è un caso che l’associazione culturale Lombardia – Russia (http://www.lombardiarussia.org/) si stia battendo da alcuni anni contro questa scellerata volontà di imporre le sanzioni ad un Paese storicamente amico come la Russia. Inoltre non è assolutamente un caso se la regione più produttiva d’Italia, nonché una delle aree più industrializzate d’Europa, si stia schierando a favore della grande nazione slava. È in gioco la presenza o meno su di un mercato di grandi proporzioni e dalle prospettive di crescita molto allettanti. La Russia è ricca di materie prime mentre il nostro Paese ha il know-how necessario per rendere queste materie grezze dei prodotti di consumo di alta qualità. Come si può ben comprendere il “do ut des” è dalle grandi potenzialità se si considera che il solo settore rappresentato dai brand del lusso italiano trova tra negli acquirenti russi un mercato fiorente ed in continua crescita.

(Invito alla visione di questo breve ma interessante video nel quale il Presidente dell’Associazione Culturale Lombardia Russia Savoini Gianluca commenta le accuse infondate che la stampa Occidentale è solita rivolgere alla Russia per la questione Ucraina e le assurdità delle sanzioni economiche: https://www.youtube.com/watch?time_continue=19&v=eVY4tShWpr8) 

Come viene riportato in un articolo de Il Giornale, le sanzioni contro la Russia imposte dal 2014 già ci sono costate 3 miliardi di euro (http://www.ilgiornale.it/news/mondo/sanzioni-russia-ci-puniscono-2014-persi-3-miliardi-lanno-1509462.html), dei quali 450 milioni solo nella regione Lombardia. (http://www.ilgiornale.it/news/milano/sanzioni-contro-russia-lexport-lombardo-perde-450-milioni-1415652.html) Stiamo parlando di cifre incredibilmente elevate, poi se teniamo in considerazione il fatto che l’Italia, visto il suo momento di stagnazione industriale, non passi proprio in un bel momento, giocare alla versione 3.0 della nuova Cold War significa essere proprio degli autolesionisti.

Volendo trarre delle conclusioni devo ahimè constatare il fatto che a fronte di una popolazione russa che riserba una grandissima considerazione e stima per l’Italia, per converso il nostro Paese e gli altri membri UE, inviano dei rappresentati ai quali non interessa tessere delle buone relazioni quanto piuttosto fare in modo che anche in questa nazioni i pareri della gente propendano per delle posizioni sempre più filo – Unione Europea, con il rischio che questo porti a delle situazioni simili a quelle che si sono verificate in Ucraina.

L’obiettivo di tutte le istituzioni dei paesi membri UE, non è affatto quella di cementificare i rapporti di amicizia, ma piuttosto consiste nel cercare di trasformare lentamente le popolazioni di questi due paesi mediante l’introduzione di norme, pratiche ed ideologie (culturali, sessuali e religiosi) che poco hanno a che fare con il sano attaccamento dei russi alla propria nazione e che entrano in aperto contrasto con il loro background cristiano – ortodosso.

Spiace dirlo da italiano ma, visto il doppiogioco delle nostre autorità così come quelle UE, le quali cercano di attuare la “tecnica della rana bollita” mediante l’introduzione di norme che entrano in conflitto con la cultura russa, la Russia, ma anche il suo fedele alleato la Bielorussia, dovrebbero ridimensionare la stima che hanno nei nostri confronti; forse solo con una “sana doccia fredda” gli italiani potrebbero iniziare a comprendere che tipo di classe dirigente purtroppo governa il nostro Paese.