Contributo di Alessio Mencarelli

Chi di noi non ha mai giocato almeno una volta a calcio? Alcuni solo nelle ore di ginnastica, giusto per far numero; altri magari, ne sono rimasti talmente tanto affascinati da vivere tutto il giorno in un campo da gioco, respirando l’odore del cuoio del pallone ed il dolce profumo dell’erba. Il mondo calcistico oltre ad esser ammaliante, risulta spesso cinico. Anni di vittorie, di imprese esaltanti possono essere compromessi da una singola scelta, da un delicato momento. Se dovessimo riassumere questo concetto, lo potremmo fare in undici metri, nel calcio di rigore. Dal dischetto dell’area, dove il giocatore posiziona il pallone, alla linea di porta, ove il portiere aspetta trepidante il tiro. Questione di attimi, di scelte, una parata, una palla sfiorata; tutto può cambiare, tutto si trasforma. Un momento di pesantissima pressione, che non tutti sono in grado di reggere. C’è chi si limita a viverlo nel salotto di casa, chiudendo gli occhi…arrivando pure a pregare, altri invece decidono di affrontare di petto queste situazioni, mettendoci non solo la faccia, ma anche l’anima. Questa probabilmente potrebbe essere l’ultima stagione di uno dei professionisti più amati e discussi di questo gioco. Un giocatore che non solo può vantare un immenso e glorioso palmares, ma anche la pubblica ammirazione degli avversari, Gianluigi Buffon, portiere e capitano della nazionale italiana e della Juventus F.C. Per oltre un ventennio ha deciso di stare là, sulla linea di porta, pronto a difendere i propri sogni e quelli dei vari tifosi che ogni settimana lo incitano, gridano il suo nome al momento delle formazioni oppure subito dopo uno strepitoso intervento. Tutti si son ritrovati a gioire almeno per un attimo grazie a lui, la parata su Zidane al mondiale del 2006 ne è la prova. A volte Il suo nome lo si sente riecheggiare anche in qualche campetto arrangiato, dove il bambino di turno, fatta una bella parata, grida BUFFON! Imitando i telecronisti sentiti in TV. La maglia della sua amata juve, ormai è una seconda pelle per lui. Una casacca blasonata e pesante da portare, però questo non gli ha mai impedito di volare agile tra i pali. Una casacca intrisa di sudore, di emozioni, di lacrime di gioia, ma anche di tristezza perché lui non ha mai nascosto le sue emozioni, ha sempre dimostrato la sua volontà di far bene, di ottenere risultati. Dopo svariati record infranti (record di imbattibilità in serie A, per citarne uno) la sua sete di vittorie non si è mai placata, ha sempre cercato di migliorarsi, provando a sé stesso ed a chi lo circonda di meritare quel numero uno sulle sue spalle, di esser in grado ancora di reggere il peso sportivo ed emotivo. Abituato a mettere la faccia in ogni situazione, specialmente nei momenti tristi, ha sempre dimostrato il suo stato d’animo, il suo essere uomo. Tutto ciò manifestando il suo malessere, come persona, vedasi la reazione post Real Madrid – Juventus, e come tifoso, ricordando le amare lacrime delle finali di Champions League, trofeo a lui maledetto. Adesso è arrivato il probabile momento del suo saluto. Forte sarà l’impatto emotivo per lui, per i suoi tifosi che in questo frangente dovranno aiutarlo a reggere il carico delle vittorie e delle sconfitte. Quel giorno, la maglia divenuta piombo, limiterà i suoi movimenti , ma la gente lo abbraccerà, lo inciterà fino a restituirgli la solita leggerezza, ormai divenuta insostenibile. In fondo, “Gigi” è uno di noi. Uno di quelli che almeno una volta nella vita hanno giocato a calcio, innamorandosi perdutamente di questo sport. Grazie di tutto, veramente.