di Tommaso Vicarelli

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale in Europa abbiamo assistito ad una seconda ondata democratizzante. Le élite di Italia e Germania, i due rogue state del momento, svilupparono delle costituzioni rigide redatte in maniera tale che permettessero di arrivare allo costituzione di un governo passando solo attraverso l’inclusione delle varie forze partitiche e non l’esclusione di esse.

Addirittura Paesi europei che si sono avvicinati al sistema democratico a metà degli anni 70 come ad esempio la Spagna, utilizzarono come modelli durante la stesura della loro nuova costituzione proprio quelle di Italia e Germania.

In Italia i governi di compromesso sono durati fino all’inizio della crisi della I Repubblica con il noto caso “mani pulite”, da quel momento in avanti crisi e governi tecnici, a parte il quinquennio 2001 – 2006, si sono susseguiti con cadenza regolare.

In Germania è andato meglio finché recentemente non hanno sperimentato difficoltà dopo le ultime elezioni parlamentari 2017. In effetti l’efficiente e rodato sistema germanico, tenendo conto dei risultati elettorali troppo equilibrati, si è trovato improvvisamente in una fase di stallo in quanto i rapporti di forza erano troppo eguali per garantire una leadership di governo che in primis rappresentasse il partito di maggioranza e di conseguenza i “suoi gregari”.

Anche la Spagna, altro grande modello quando si parla di bravura ed efficienza nella creazione di governi, dopo le ultime elezioni parlamentari è stato più di un anno senza un governo, stessa sorte è capitata a Belgio ed Olanda a cavallo tra 2012 e 2013.

Dopo aver fatto una breve panoramica di questo tipo ci si chiede il perché di questo fenomeno anomalo, tuttavia la risposta non pare così complicata come si sarebbe portati a pensare.

Il mondo del primo dopoguerra era un mondo ancora plasmato dalle ideologie, marxiste, fasciste e liberali, pertanto dall’operaio di fabbrica al libero professionista, ogni esponente delle varie classi sociali aveva a disposizione un bacino di persone provenienti dalla stessa estrazione sociale con i quali confrontarsi.

Tuttavia al termine del secondo conflitto mondiale l’Europa ha assistito ad un grande spostamento centripeto su posizioni liberali – atlantiste di stampo anglosassone. Inoltre l’altro elemento importante che ho volutamente omesso in precedenza per parlarne ora, è il sistema elettorale. Oltre alla stesura di nuove carte costituzionali che facessero del compromesso tra le varie forze politiche l’elemento più importante per la costruzione di un governo, venne promosso il sistema elettorale proporzionale a discapito di quello maggioritario. In effetti benchè quest’ultimo sia meno inclusivo rispetto al sistema proporzionale, grazie al meccanismo dei collegi uninominali garantisce a livello locale così come a livello nazionale una governabilità di gran lunga più salda.

I difensori del sistema proporzionale sono soliti arroccarsi sulle ipotesi del tipo; è un sistema più democratico perché non esclude nessuno! sarà e anche vero il problema è che questa maggiore democrazia porta inesorabilmente all’ingovernabilità cosa che un sistema maggioritario garantirebbe quasi sempre.

A quale costo accettiamo dinamiche totalmente democratiche? Al costo che per non escludere nessuno spesso e volentieri ci ritroviamo con dei governi che non rappresentano i cittadini ma al contrario i burocrati e tecnocrati UE.

Noto esempio è l’Italia che dal governo tecnico per eccellenza, quello Monti del 2011,che fece da apripista, ha visto susseguirsi una serie di governi tecnici: Letta, Renzi, e Gentiloni.

Insomma per avere un po più di democrazia, ammesso e concesso che la vulgata sappia che cosa significa democrazia e dove è nata questa forma di governo, ci ritroviamo nelle mani di burocrati che impongono una nuova forma di autoritarismo, questa volta però non per mezzo della spada o del fucile ma attraverso calcolatrici, conti e rating finanziari.