di Tommaso Vicarelli

Aprendo i website di qualsiasi media Occidentale è facile imbattersi in articoli il cui fine ultimo consiste nel criminalizzare in tutto e per tutto la Federazione Russa ed i suoi alleati nella sfera internazionale. In effetti danneggiare l’immagine del Paese che si è scelto di prendere di mira, rappresenta un “modus operandi” consolidato nella foreign policy targata USA e UK. La Russia assieme alla Cina rappresentano le uniche superpotenze in grado di mettere in dubbio la oramai decadente leadership mondiale statunitense e per questo rappresentano una minaccia per l’asse Londra – Washington.

Ma a differenza della Cina che ha mantenuto le distanze dalle dinamiche di guerra che imperversano nei teatri dal Nord Africa al Medio Oriente, Mosca non poteva abbandonare uno storico e fedele alleato come la Siria. L’aiuto al governo legittimo di Assad tuttavia non nasce solo da questioni legate ad una lunga storia di eccellenti rapporti diplomatici, ma soprattutto motivato dal fatto che il governo russo voleva evitare che la Siria piombasse nel caos totale alla stregua della Libia, del vicino Iraq ed, in un certo senso, dell’intera regione Nordafricana, nella quale sedicenti ribelli o cosiddetti “freedom fighters” si sono rivelati essere i più atroci macellai ai danni della popolazione civile ed in particolar modo delle antiche comunità cristiane.

Inoltre l’altro importante elemento che lega indissolubilmente i destini di Mosca e Damasco riguarda la sfera dell’equilibrio strategico militare: la Russia possiede due importanti basi militari, un aeroporto, Latakia ed un porto, Tartus, che servono per controbilanciare il potere della NATO nella zona del Mediterraneo ed evitare pericolosi accerchiamenti politici.

Tuttavia, benché le condizioni fossero alquanto avverse per entrambi gli alleati, l’alleanza Mosca – Damasco ha prevalso sulle forze del caos; il problema è che alle elite Occidentali ed ai suoi media non piace questo finale del capitolo Siria, pertanto non sono prossimi a mollare la presa su di un paese che vorrebbero convertire in un buco nero di sangue e sabbia così come hanno fatto in Afghanistan, Iraq, Libia e Yemen.

Il governo legittimo di Assad è riuscito a resistere e contrattaccare, ma la propaganda avversa di origine britannica e statunitense continua ad operare a pieno regime. Aprendo il sito del The Guardian il 4 maggio 2018 nella sezione World appare all’inizio della pagina un articolo molto lungo intitolato: “UK push to strengthen anti russia alliance” che tradotto significa che il Regno Unito sta rafforzando il fronte anti russo.

https://www.theguardian.com/world/2018/may/03/revealed-uk-push-to-strengthen-anti-russia-alliance

Un titolo alquanto minaccioso ed in aperto contrasto con i tanto decantati valori di pace, tolleranza, multiculturalismo ed interconnessione fra i popoli che il mondo democratico anglosassone è solito ostentare e promuovere, ma soprattutto imporre a livello internazionale. Questa rappresenta la prima contraddizione, ma la seconda è forse allo stesso tempo più assurda ed allarmante. 

Sempre nello stesso giorno la BBC pubblica un articolo-intervista intitolato in questo modo:Islamic State assassin: How i killed more than 100 people, già il titolo dovrebbe far provare un misto di rabbia e ribrezzo, ma andiamo più nello specifico. Viene raccontata la vita o meglio la genesi di un certo Khaled (nome fittizio) che, ai tempi dello scoppio delle rivolte in Siria ed Iraq, viene testualmente descritto come essere un peaceful protester” ed essere “a man of peace”, “a bit religious, but not too strict”. Peccato che questo uomo di pace si sia convertito in uno spietato assassino al soldo dello Stato islamico il quale ha al suo attivo più di cento uccisioni. Il nostro “peace keeper”, mandato a sua insaputa in una base aerea vicina ad Aleppo con altri cinque uomini, ha appreso da un istruttore francese: come utilizzare pistole ed armi con il silenziatore, come seguire le persone, come bloccare le strade per permettere delle imboscate, come uccidere stando in sella ad una moto, il tutto non a scopo difensivo, ma con l’obiettivo di mettere in pratica, quanto prima, tali tecniche. Inoltre, andando più nello specifico, spiega che per esercitare e migliorare le loro abilità da cecchini, venivano utilizzati come bersagli degli uomini in carne ed ossa, i militari del regolare esercito siriano catturati. Pare quasi compiaciuto nel descrivere le atrocità da lui commesse e la BBC sembra essere sua complice. Le ragioni per le quali un pacifico cittadino di Raqqa si sia convertito in uno spietato hitman, non si fondano sul perché lui, e tutto quello che l’ISIS rappresenta, siano viste per quello che sono, ovvero l’incarnazione del male, ma piuttosto perché il nostro “pacifico manifestante”, dopo una meritata prigionia nelle carceri siriane, si è voluto vendicare diventando il terrore di tutti coloro che non si fossero convertiti al Califfato del Terrore.

Ovviamente l’esercito siriano ha avuto le sue buone ragioni per incarcerare un soggetto come questo, anzi ha fatto male a non mettere immediatamente la parola fine alla sua vita visto che si è dimostrato essere solo una pedina ai servizi del lato oscuro del mondo, ma se fosse andata così non staremmo qui a parlarne. Ritorno tuttavia a sottolineare come siano terrificanti e perverse le parole di questo articolo della BBC nelle quali, in fondo, si cerca di giustificare un carnefice di tale calibro poichè la detenzione, da parte dell’esercito siriano da lui sperimentata, è stata “particolarmente dura”.

Ovviamente quanto detto serve da base concreta per descrivere l’atteggiamento ostile che l’asse Washington – Londra ha portato avanti ai danni della Russia ed i suoi alleati, addirittura si arriva a giustificare un miliziano dell’ISIS con all’attivo più di cento uccisioni per affermare che la genesi sia scaturita dalla detenzione da parte delle forze legittime siriane, e non perché le vere cause siano da ritrovare nella natura malata del soggetto in questione ed in chi ha creato questo mostro che si chiama Stato Islamico. Giusto per concludere in amarezza, il canale Russia Today, nella giornata del 3 maggio, ha pubblicato un articolo nel quale viene riassunto il contenuto dell’ultimo libro scritto dal senatore statunitense John McCain; nel libro intitolato “Restless Wave” l’autore afferma che la coalizione NATO dovrebbe intraprendere un cyber war contro la Russia, altro grande esempio, questa volta non più britannico ma americano, di convivenza civile e pacifica tra i popoli da parte dei “Campioni della Democrazia”.