di Andrea Broccoletti

Di fatti se ne sono sentiti in questi anni, tanti, troppi, eppure dopo quasi 160 anni di unità nazionale, il meridione rimane un problema, un problema serio, ma non un problema isolato, bensì una vera e propria questione nazionale che da troppo ormai è stata oggetto di impegni elettorali mancati, di buoni propositi sfumati e di drammaticità tutt’oggi irrisolte. Se è una sciagura che i giovani italiani lasciano il “bel paese” per trovare fortuna all’estero, è altrettanto preoccupante un altro fatto che perdura da ormai troppi decenni, quello riguardante i giovani meridionali che emigrano per “motivi universitari”. La domanda che sorge spontanea è: perché? Perché lo stato italiano non è riuscito (e non riesce) a garantire un’istruzione valida e formativa al sud? L’esodo dei giovani meridionali si conta in quelle oltre 25 mila immatricolazioni (ogni anno) in università del nord che alimentano quello spopolamento in atto, senza freni, dagli anni 60’ e ‘70. Eppure le università al sud ci sono; si pensi all’UniCal, l’Università della Calabria, tra i cui fondatori troviamo personaggi quali Beniamino Andreatta e Paolo Sylos Labini, all’Università del Salento, la terza in Italia, secondo il Censis, nella categoria “grandi atenei”, si pensi ai ben quattro atenei statali della città di Napoli e agli atenei siciliani delle città di Palermo, Messina e Catania. Come è ben evidente gli istituti universitari al Sud non mancano di certo, ma non è ben chiaro come mai, nonostante “l’ampia offerta formativa”, i giovani preferiscono investire nel proprio futuro facendo le valigie e lasciando la propria terra. Qualche mese fa il presidente dell’ANAC Raffaele Cantone, magistrato di origine campana, ha parlato di alcune università meridionali come di una “zavorra” da chiudere. Dalle colonne del Manifesto, Francesco Mancuso, analizza le parole di Cantone, mettendo in luce come ciò significherebbe “affossare chi, per contesti socioeconomici e culturali, è in difficoltà”.

https://ilmanifesto.it/luniversita-del-sud-e-sotto-attacco/

Mancuso affronta anche un altro problema, quello dei “costi di trasferta”. La necessità infatti di prendere in considerazione gli studi universitari solamente se non nella propria regione nativa, comporta le inevitabili spese necessarie per un alloggio nel “prospero” settentrione. E’ ben chiaro che non tutte le famiglie possono permettersi ciò, specialmente quelle famiglie aventi più figli, un’impossibilità questa che genera un’inevitabile disparità tra chi può e chi non può. Ma non è solo questo il punto critico. La diaspora del sud Italia incrementa quell’ignobile divario che sussiste tra “le due Italie”; quei giovani che lasciano la propria regione, nella stragrande maggioranza dei casi, dopo la laurea conseguita altrove, non fa ritorno a casa; non contribuisce quindi ad essere parte di quel “progresso meridionale” che da troppo tempo ormai è solo uno slogan fine a se stesso. Lo stato è mancato tanto, troppo, ma qualcosa lo avrà pur fatto, ma lo stato non sono solo le istituzioni, lo stato è composto dai cittadini; in questo caso da quei cittadini meridionali che amano la loro terra, ma che la abbandonano, la “guardano da lontano”, di certo non per sprezzo e negligenza, ma per necessità; è tuttavia ben saputo che, al di là di ogni bieco determinismo che liquida i “terroni” come arretrati e gretti, dal meridione proviene buona parte dell’élite del nostro paese. La lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e un valido piano di investimenti infrastrutturali sono quanto di più il sud necessita, ma in tutto ciò non viene quasi mai considerata l’università; non si prende in considerazione la volontà dei giovani meridionali di studiare e di poterlo fare a pochi chilometri da casa in modo da favorire la possibilità a porre le basi per un futuro migliore, evitando, magari, quella critica previsione demografica dell’ISTAT secondo cui, da oggi al 2065 nel Mezzogiorno ci saranno 1,1 milioni di individui in meno, lasciando quelle terre ad una popolazione sempre più anziana e inattiva.

http://www.linkiesta.it/it/article/2018/05/04/sempre-piu-vecchio-povero-e-spopolato-il-sud-italia-e-destinato-allest/37972/