di Andrea Broccoletti

La liceità di viaggiare con la mente è qualcosa che a tutti noi appartiene o, quantomeno, è appartenuto. L’incoscienza” della fase adolescenziale o, più in linea generale, della giovinezza è un qualcosa di passeggero, ma che, inaspettatamente è pronto a risvegliarsi dentro di noi quando necessita. Un coinvolgimento sentimentale è la forma più rappresentativa e potente di quell’incoscienza, ma anche di quella spensieratezza, che ci porta a viaggiare per chilometri e chilometri con la mente, a farci sentire speranzosi e malinconici, fiduciosi e scettici, in cui il privilegio principale viene lasciato al dubbio. E’ proprio questo che è alla base della vicenda del racconto “La Solita Fermata” di Alessio Mencarelli; più che per la trama questo breve, ma intenso, racconto, colpisce per come vengono riportate le impressioni, le speranze e le paure del protagonista alle prese con la più classica delle vicende, l’infatuazione per una coetanea. L’introspezione personale che l’autore ha prediletto per impostare lo sviluppo della vicenda, scandita dall’alternarsi delle stagioni, lo rende un’esperienza di lettura avvincente che, a molti, riporterà alla mente vicende e sensazioni già vissute, favorendo quell’immedesimazione che coinvolge ed appassiona il lettore anche se non particolarmente appassionato al genere. Il bus, l’amore, gli amici e la scuola rappresentano quel fattore di trade union che ha riguardato, nel bene e nel male, tutti noi. Lo sviluppo della consapevolezza di come un sentimento complesso possa passare dall’essere un qualcosa di unico e raro al divenire il più amaro e pesante fardello da sopportare, rappresenta il principale percorso di crescita del protagonista; un consueto passaggio della vita raccontato nei suoi dettagli più rilevanti. In tutto ciò vi è la chiara possibilità di un richiamo, nonché di un confronto, con quelle esperienze vissute durante gli ultimi anni della nostra adolescenza. Non è del tutto azzardato pertanto provare a sostenere che, il debuttante Alessio Mencarelli, ha riversato nei dubbi, nelle aspettative e, più in generale, nelle caratteristiche del “suo” protagonista senza nome, parte delle proprie; e se così fosse non è fuori luogo ammettere che anche tutti noi, almeno un po’, siamo stati quel personaggio senza nome.