di Andrea Broccoletti

Che cos’è oggi la sinistra? Forse l’ombra di se stessa, o forse no; forse non è neanche più quell’idea che risente del vigore di un tempo. Oggi la sinistra ha rinnegato tutto quello per cui è sorta, tutto quello per cui dovrebbe lottare, regalando parte dei suoi valori fondanti all’odierna destra sociale. Ma più nello specifico, l’odierno concetto di sinistra, che prende il nome di “marxismo culturale”, ha insito in sè l’accettazione, e la promozione, del suo contrario. Le nuove battaglie a cui una classe dirigente più che inadeguata si è dedicata negli ultimi anni, hanno relegato la “sinistra del terzo millennio” al ruolo di sostenitrice del capitale. Ne consegue che, le recenti disfatte elettorali hanno dimostrato come non esista più un “popolo della sinistra”, le varie conformazioni partitiche hanno gettato via valori e simboli, abbandonando i lavoratori in favore delle minoranze. Le istanze portate avanti dall’odierna “sinistra arcobaleno” non tengono affatto conto del fondamentale concetto di intercorrelazione dei diritti, ma anzi sono promotrici di uno squilibrio tra diritti sociali e civili prediligendo i secondi ai primi, segno evidente di quanto non parlino a quelle masse popolari che, un tempo, si identificavano in un colore che oggi è del tutto sbiadito. Il Partito Democratico ad esempio, fin dalla sua fondazione nel 2007, è risultato essere un vero e proprio “accrocchio” di estrazioni ideologico-culturali profondamente diverse da loro; un miscuglio eterogeneo che cerca, a fatica, di tenere uniti più approcci contrastanti. Fa sorridere, e quasi piangere allo stesso tempo, pensare che quel partito, sorto principalmente dalle ceneri del vecchio PCI, consideri come propri modelli personaggi quali Tony Blair e Bill Clinton dimenticandosi completamente, oltre che di Marx, anche di quanti hanno, nel corso della storia, contribuito a far nascere un’idea di sinistra in Italia, come Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Pietro Ingrao ecc. E’ ben chiaro come quella “Terza via” Blairiano-Clintoniana, di cui è impregnato il PD, rappresenta un qualcosa che poco ha a che fare con l’idea di sinistra; e non è affatto un caso che, a seguito della disfatta elettorale subita proprio dallo stesso Partito Democratico nel Marzo 2018, si auspichi la rinascita di una “nuova sinistra” senza un minimo accenno a quella cultura politico-ideologica sulla quale l’idea di sinistra affonda le proprie radici.

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2018/03/09/news/il_cantiere_per_ricostruire_la_sinistra-190902429/

Questa triste parabola discendente riguarda anche tutti quei partiti sorti alla cosiddetta “sinistra del PD”, i quali, dati alla mano, hanno inscenato, nel corso degli anni, una fallimentare recita politica; queste numerose “avventure partitiche” hanno contribuito a portare avanti un alternativo concetto di sinistra quasi di pudore verso una simbologia e un ideale che, un tempo, appassionava oltre il 33% degli italiani.

http://www.linkiesta.it/it/article/2017/10/23/giovani-gay-migranti-la-sinistra-muore-inseguendo-le-minoranze-che-poi/35861/

In questa imperversante confusione identitaria chi ne ha beneficiato è la cosiddetta “destra sociale”; l’ex Lega Nord ad esempio, oggi “Lega Nazionale”, rappresenta appieno l’esempio di una destra che, a oggi, ha fatto proprie alcune delle fondamentali istanze ideologiche e sociali che un tempo erano cavalli di battaglia della sinistra. E non è un caso che anche in Francia, nell’ultima tornata elettorale che ha visto poi trionfare l’ex Rothschild Emmanuel Macron, gran parte di quello che un tempo era l’elettorato del vecchio Partito Comunista Francese, ha votato per Marine Le Pen. La vecchia “classe operaia” sta progressivamente trovando nella propaganda dell’odierna destra l’unico appiglio per le proprie rivendicazioni. I grandi cambiamenti strutturali, che hanno contraddistinto il mondo dall’inizio degli anni ’90 in poi, avrebbero potuto (e dovuto) dar vita ad una sinistra capace di impersonare le nuove sfide che la globalizzazione ha posto; ma ad oggi ci si trova testimoni del fallimento di quelle nuove sinistre europee che hanno, senza scrupoli, accettato a mani basse tutte le privazioni e i limiti scaturiti dal globalismo finanziario; privatizzazioni, erosione dei diritti sociali, disuguaglianze, smantellamento del welfare state, interventismo militare ecc. ecco, la sinistra post 1989 ha avallato, direttamente o meno, anche tutto questo, tutto il contrario di tutto quello per cui un tempo si impegnava e per cui un tempo c’era la voglia di battersi; battersi per un’idea collettiva, un’idea unitaria fondata sulla pace e sull’uguaglianza, un’idea avente un simbolo e un colore, un’idea oggi dimenticata e rinnegata.