di Andrea Broccoletti

Tra gli “innumerevoli vantaggi” che l’encomiabile globalizzazione ci ha concesso, vi è quello di perseguire un liberismo così radicale tanto da ribaltare in toto l’idea di uno stato assistenzialista; già perché lo stato assistenziale, nell’era del self-made man, si configura come una cosa “brutta e cattiva”, un inutile spreco di denari pubblici per foraggiare una politica redistributiva e di sostegno ai redditi, il welfare state (o stato sociale). Questa prerogativa ideologica non è a esclusivo appannaggio di chi persegue un’idea di società ultraliberale, ma anche di coloro i quali provengono da un’estrazione politica che, un tempo, perseguiva gli interessi delle masse. E’ il caso della sedicente sinistra italiana la quale oggi, nel ruolo di inconsistente opposizione parlamentare, si è schierata apertamente, e senza pudore, contro l’ultimo DEF che, al contrario, come ha dichiarato Michele Emiliano, rappresenta “un’azione tipicamente di sinistra”.

https://bari.repubblica.it/cronaca/2018/09/28/news/manovra_finanziaria_elogi_da_michele_emiliano_pd_e_di_sinistra_l_avrei_fatat_anche_io_-207606455/

Tra i vari punti toccati dal documento di economia e finanza, quello mediaticamente più discusso, bistrattato e incompreso è di certo quello del reddito di cittadinanza. Questo provvedimento, storico cavallo di battaglia del M5S, va incontro all’impellente questione sociale della povertà; oggi in Italia vi sono circa 5 milioni di poveri a cui si aggiungono poco meno di 4 milioni di contratti precari, in altre parole vi sono milioni di individui inoccupati e privi di una retribuzione necessaria per vivere. Per far fronte a questo serio problema, misure di inclusione sociale (su un modello non dissimile da quello ideato dal governo “giallo-verde”) sono previste in tutta Europa, fatta eccezione per la Grecia di Tsipras. Del resto una modifica migliorativa del Trattato di Lisbona (apportata nel 2009) stabilisce come l’UE debba garantire un elevato livello occupazionale (…) e condurre, con ogni mezzo, una lotta contro l’esclusione sociale (come peraltro è stato di recente ribadito dal ministro Paolo Savona). Tuttavia l’insignificante slogan coniato dalle opposizioni (PD in testa), per contrastare una manovra che va incontro ad una delle più gravi questioni sociali, vuole che il reddito di cittadinanza si configuri come un “inutile” sussidio (nonché dannoso perchè in deficit) volto a mantenere (a spese dello stato) chi “sta sul divano”. Fa sorridere, per non piangere, che una critica del genere provenga da “sinistra”, e cioè da quella categoria che, storicamente, dovrebbe difendere e aiutare gli ultimi. Ma la stessa “sinistra” che attacca il DEF, è quella stessa “sinistra” che ha smantellato i diritti sociali, legittimando il precariato, attraverso il Job Act e che ha impiegato, nel 2017, circa 20 miliardi di euro per il decreto salva banche; non è un caso che molti parlino oggi di una sinistra “demofobica”, una classe politica lontana dalle reali necessità dell’elettorato, ma vicina alle esigenze dell’alta finanza, dei mercati e del grande capitale, un manipolo di “yes man”, subalterni alle lobbies, in opposizione a concrete prospettive di sviluppo sociale.