di Andrea Broccoletti

La libertà di stampa è qualcosa di prezioso, come, del resto, lo è anche la libertà di pensiero. Ma la libertà è anche quella delle persone di credere o meno a quello che viene visto, letto e ascoltato. Tanti però sono i fattori che inficiano in questo complesso meccanismo che risulterebbe troppo lungo da approfondire; per questo, per esigenze di sintesi, ne verranno presi in esame due: chi riporta il pensiero e che cosa il pensiero sostiene. Il magazine statunitense Cosmopolitan, ad esempio, vanta una tiratura molto ampia su scala internazionale “indottrinando” i suoi fedeli lettori al proprio life-style; di recente sono stati pubblicati articoli in cui si esalta la condizione del single. Alla base di questa tesi vi sarebbe uno “studio” secondo cui le relazioni serie e, potenzialmente, durature costano troppa fatica, la quale risulterebbe un grave impedimento alla volontà di autoaffermazione del singolo individuo.

https://www.cosmopolitan.com/it/sesso-amore/relazioni/a13794124/single-e-meglio-secondo-uno-studio-le-relazioni-costano-troppa-fatica/

Un’ulteriore precisazione riguarda il fatto che è “il gentil sesso” quello che per la maggiore (61%) sia felice della propria condizione di single. Ma questo non è tutto; Cosmopolitan sposa a tal punto la veridicità e l’importanza di questa “vitale” necessità di una vita priva di legami che, in un altro articolo, riporta ben 10 infallibili tecniche (ispirate ad una serie TV americana) finalizzate a sabotare la propria relazione. Che cosa ne consegue?

https://www.cosmopolitan.com/it/sesso-amore/relazioni/news/a117578/tecniche-infallibili-per-sabotare-la-tua-relazione-ispirate-alla-serie-tv-love/

Il modello di vita che Cosmopolitan pubblicizza è volto all’autoaffermazione dell’individuo come uomo-atomo che agisce in un’esistenza mercificata nella quale, in altre parole, la vita assume le caratteristiche di un brand che deve essere promosso e che deve affermarsi dal punto di vista materiale, tralasciando totalmente l’importanza di quei duraturi legami affettivi ai quali peraltro, siamo biologicamente legati fin dalla nascita. L’idea secondo cui la vita debba essere interpretata come un acefalo godimento continuo finalizzato all’edonismo più radicale è divenuta, oggi, a tutti gli effetti, quella più ambita; questo, ovviamente, non grazie a Cosmopolitan, il quale tuttavia si fa, apparentemente, fiero promotore di ciò, ma da una ormai consolidatasi egemonia di pensiero che pone davanti il singolo al collettivo e il profitto all’affetto. Quel modello di vita etico che, un tempo, era alla base della società, nonché il concetto classico di famiglia, non rappresenta più un esempio al quale ambire, ma, anzi, un qualcosa da evitare ad ogni costo. Questo ormai “datato” modello di eticità è visto come altamente limitante perchè richiedente troppi sacrifici tra i quali vi sarebbe il possibile impedimento di intraprendere una remunerativa carriera professionale. La mission è pertanto oggi quella di dissolvere un’etica improntata alla rinuncia, al sacrificio fine a se stesso e alla preservazione dei legami personali al fine di costituire una società atomistica dove, a predominare, vi sia la continua ricerca di un illimitato profitto personale in cui, come insegnò Zygmunt Bauman, la moralità è merce. La strada che indica Cosmopolitan conduce verso uno stile godereccio improntato al momento e finalizzato ad un edonismo privo di sacrificio; gli individui atomizzati intendono le proprie interazioni sociali come una merce che, dopo un periodo di tempo, divenuta difettosa e priva di quell’entusiasmo che suscitava all’inizio, viene sostituita con un’altra merce che, inevitabilmente, dopo tempo, subirà la stessa sorte.