di Andrea Broccoletti

A simbolo di un sistema a vantaggio di pochi vi sono, senza dubbio, le università private. Esse promuovono un’istruzione che molti presentano come più valida ed efficiente rispetto a quella offerta dalle università statali, ma anche il lettore più distaccato potrà comprendere come ciò sia alquanto impreciso e generalizzante. Il problema principale è però quello rappresentato da coloro i quali hanno tutto l’interesse a delegittimare il servizio offerto dagli istituti formativi statali al fine di favorire un modello “all’americana” in cui l’istruzione, oltre ad essere quasi totalmente privata, è controllata e gestita dalle grandi lobbies, spesso bancarie e finanziarie; un regime questo che, se rappresentasse la regola, consentirebbe la possibilità di intraprendere una carriera universitaria solamente a coloro i quali ne abbiano le possibilità. In Italia un esempio è rappresentato dalla milanese UniBocconi il cui presidente è, ancora oggi, l’ex premier, nonché eurocrate modello, Mario Monti.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/28/universita-la-finta-eccellenza-della-bocconi/456631/

Come analizzato da Sylos Labini in un articolo di fine 2012, le politiche degli ultimi anni hanno orientato la ricerca universitaria ad essere non solo al servizio dell’impresa, ma totalmente assoggettata ad essa, ma non è tutto; già al tempo (parliamo del biennio 2011-2012) Sylos Labini faceva notare come il contributo pubblico verso gli istituti privati era in aumento. Quante volte ci si è accorti delle condizioni in cui versano le strutture e i servizi degli istituti pubblici? E quante volte si è sentito parlare di tagli alla ricerca e all’istruzione? La domanda che sorge spontanea è come mai gli istituti privati che già a loro volta ricevono cospicue somme dai propri iscritti, ricevono anche soldi pubblici? Il prestigio di cui godono le università private è, principalmente, sostenuto dal fatto che quasi la totalità dei loro laureati trova un impiego redditizio immediatamente dopo la laurea. E’ appurato che, nella maggior parte dei casi, quest’impiego è garantito da aziende partner le quali assumono, in diretto accordo con gli istituti, i propri neo-laureati, alimentando un circolo vizioso che mina con ancor più prepotenza concetti quali egualitarismo e giustizia sociale. Gli istituti privati, dato l’alto costo in termini fiscali che devono sostenere le famiglie degli studenti, rappresentano un esempio di come solo i più abbienti possano permettersi il meglio per i propri figli i quali non necessariamente sono “più meritevoli” degli studenti formati presso un istituto pubblico. In un sistema di questo tipo, ormai consolidato, i figli dei più ricchi che possono permettersi la spesa che comporta la vita di uno studente fuori sede in città come Milano e Roma, unita alla retta universitaria privata, “acquistano” il lavoro, a discapito di quei figli di famiglie con possibilità più ridotte i quali optano per la più abbordabile istruzione pubblica la quale, in molti casi, soffre a causa della continua spending review; al contempo, come riportato poco sopra, buona parte dei fondi pubblici fluiscono verso il privato. Lo studente formatosi presso l’istituto statale e, magari, laureatosi con ottimi voti, non è affatto posto sullo stesso piano di un coetaneo formatosi presso un’università privata; quest’ultimo infatti potrà ambire ad un quasi certo lavoro retribuito, mentre, nel primo caso, molto probabilmente si inserirà nel sempre in aumento numero di precari e disoccupati e, per un lecito desiderio di emancipazione, sarà costretto ad accettare un qualsiasi lavoro che gli venga proposto dal sistema, magari con scarsa retribuzione. Il tutto non perché lo studente proveniente dall’istituto privato abbia ricevuto un’istruzione migliore e quindi una formazione più valida, ma solamente perchè ha avuto il “merito” (o la fortuna?) di permettersi quei dispendiosi studi privati che gli hanno consentito l’ottenimento di una professione grazie alle partnership stipulate tra una ristretta cerchia di imprenditori, banchieri, finanzieri ecc. un sistema questo altamente penalizzante che priva la più ampia maggioranza degli studenti di quello che dovrebbe essere un diritto, il lavoro, trasformatosi oggi, a tutti gli effetti, in privilegio; un privilegio che, attraverso questo sistema, è facilmente accessibile a chi già naviga nell’abbondanza, un vero e proprio ostacolo alle pari opportunità.