di Tommaso Vicarelli

La volgata comune è solita tacciare l’Italia ed il suo popolo di non essere una nazione con una propria identità distinta, ma, al contrario, di essere un mix di più popoli. In realtà se è vero che ancora oggi è difficile parlare di identità e tradizioni italiane prese nel loro unisono, è del tutto falsa la seconda cosa che, ahimè, troppi sono portati a credere. Non esiste una ma più identità che vivono all’interno dello stesso territorio italiano, questo perché non è mai vissuto un solo popolo italiano ma più popolazioni italiche. La ricchezza dell’Italia è data dalla sua diversità in ambito naturale così come umano, storico ed artistico. Ma ciò che è rilevante sottolineare è che la nostra diversità interna non è stata portata da altri popoli, ma queste diversità erano già presenti, e ben distinte fra loro, fin dall’epoca romana. Gli Arabi ed i Saraceni a sud e le popolazioni barbare a nord (germaniche e slave), hanno contribuito a mutare in parte le popolazioni autoctone, ma non si è verificata mai una “sostituzione etnica” quanto piuttosto un processo di “layer over layer”, ovverosia una stratificazione nel corso dei secoli, un po’ come quello che è successo nel Regno Unito. Anche l’Umbria è purtroppo tacciata di essere una mera terra di passaggio, priva di un’ identità ben caratterizzata. Tuttavia questo modus pensandi è impreciso ed è giusto che venga fatta chiarezza. Non è questa la sede per aprire lunghe perorazioni a favore della causa sull’identità Umbra, ma è opportuno chiarire due punti. Se si parla di Umbria, e quindi della terra abitata dagli umbri, la regione dovrebbe inglobare, oltre al territorio odierno, il comune di Visso nonchè tutta l’area appenninica adiacente, ovverosia Ussita ed il Monte Bove con la sua maestosa parte Nord; a sud invece dovrebbe inglobare il comune di Rieti, il Monte Terminillo ed il comune di Leonessa.

Queste zone erano anticamente abitate dalle antiche popolazioni umbre la cui storia parte dagli albori della civiltà italica. Non a caso il termine “Umbri” pare che possa venire dall’antica parola latina “umbrici” che letteralmente significa: coloro che sono sopravvissuti al grande diluvio universale. Per chiarire ulteriormente questo punto é opportuno ricordare che circa 10 mila anni fa iniziò la lunga fase di scongelamento dell’ultima era glaciale, la massa d’acqua che si andò sciogliendo nel corso dei secoli fu così imponente da poter aver causato inondazioni, nascita di nuovi corsi d’acqua, fiumi e laghi. Questo evento di proporzioni così enormi potrebbe aver segnato l’identità e la sopravvivenza della popolazione Umbra che a quei cambiamenti idrico-geologici seppe resistere. Altri invece sostengono che la denominazione Umbria, e quindi Umbri, derivi da ombra, questo perché le caratteristiche geografiche di questa area sono contraddistinte da valli circondate da catene montuose che favoriscono al presenza permanente di ampie zone nell’ombra.

Dando infatti uno sguardo al cuore dell’”Umbria vera”, e non quella delimitata dai confini geografici odierni, si scopre che tutta la valle che scende da Gubbio fino a Foligno, passando per Gualdo Tadino e Nocera, faceva parte del fulcro territoriale occupato dalle antiche popolazioni umbre. Ad est di questa valle si svilupparono tutte le comunità appenniniche e sibilliniche da Visso fino a Rieti e Leonessa passando ovviamente per le famose cittadine di Colfiorito, Cascia e Norcia; ad ovest di questa valle infine iniziava tutta quella vasta area di confine che delimitavano i confini degli umbri ad ovest e degli etruschi ad est. La grande pianura che divide Perugia ed Assisi, la quale anticamente era ricoperta da un immenso lago, chiamato per l’appunto Tiberino, tutti promontori sui quali sorgono Perugia, nonchè i vari borghi che ruotano attorno al capoluogo, e tutta la catena montuosa dove sorgono Orvieto e Todi, erano anticamente città etrusche che, a fronte di ciò, potrebbe non essere un azzardo affermare che avrebbero dovuto rimanere umbre; questi territori, anche se facenti parte di popolazioni italiche differenti ed essendo all’estremità est dei confini dell’Etruria, hanno finito per trovare una via di mezzo tra la cultura di origine etrusca e quella dei confinanti umbri. Queste aree dell’Etruria Umbra, così come quelle che al giorno d’oggi ricadono all’interno dei confini marchigiani (Visso – Ussita – M. Catria – M. Bove) e le aree che ricadono all’interno dei confini laziali (Rieti – Leonessa – M. Terminillo), dovrebbero essere considerate come la terra natale degli Umbri. E’ auspicabile una riscoperta profonda e vera delle tradizioni, degli usi, dei costumi e di quelle peculiarità che contraddistinguono gli Umbri dal resto delle popolazioni italiche.